Punti di sospensione

Baba, lasciami dedicarti queste righe. Non le leggerai mai, non potresti nemmeno se lo volessi. Tu non hai mai voluto imparare la mia lingua. E così la tua è diventata per me la lingua dell’amore…Sai, sono le 4 di mattina, è ancora il primo pensiero va a te. Per affetto, per abitudine, per paura di scordarti forse. Il bilancio di un anno senza te…

Eh, amore mio…Sapevo sarei sopravvissuta quando ho chiuso quella porta e cambiato vita. Mi ero concessa solo un giorno ed una notte, 37 gocce di sonnifero, gettata in un letto, al buio, per rinascere…

Baba, the future has been bright, sono ritornata a vivere amore mio. Ogni volta che quest’anno mi è capitata una cosa bella, in quell’esatto istante, ho sperato ti stesse succedendo la stessa cosa. Ho condiviso così con te quasi tutto, anche incontri di cui non vorresti sapere… 

Baba io prego che your future will be bright. Perdonami se sono andata, ho veramente dovuto, dovevo respirare. Inizia a fare anche tu la stessa cosa…

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To the moon and back

Papà Lepre portava a letto suo figlio. Aggrappato alle lunghe orecchie del babbo, Leprottolo chiese:

– Indovina quanto ti amo?

Papà Lepre rispose:

– Non credo di poterlo mai immaginare!

Leprottolo allargò le braccia più che poteva:

– Così tanto!

Il papà allargò le sue, ancora più lunghe:

– Ed io tanto così!

Leprottolo pensò che era davvero molto più amore! Allungò quindi le braccia in su:

– Ed io in alto così papà!

Il babbo fece lo stesso…mannaggia, braccia ancora più lunghe.

Il piccolo decise di fare una verticale, appoggiando i piedi sull’albero :

– Ed io ti amo fino alla punta del mio alluce!

Ma i piedi del papà erano ancora più lunghi.

Ormai mezzo addormentato Leprottolo guardò in su, niente poteva essere più lontano del cielo.

– Io ti amo di qui fino alla luna!

Soddisfatto, finalmente, chiuse gli occhi e si addormentò.

Papà Lepre pensò che questo era si molto lontano. Poi dandogli il bacio della buonanotte, sussurrò delicato:

– Io ti amo di qui fino alla luna…e ritorno!

Una favola di Sam McBratney

Desideri (tag)

Ho scoperto che non mi piace partecipare ai tag, ma quando a chiedermelo e’ Scrittore55 di https://ilbisognodiscrivere.wordpress.com, proprio non ce la faccio a dire di no. Follower a prima vista noi!

Le regole sono sempre le solite : ringrazia l’ideatore del tag, in questo caso https://raccontidalpassato.wordpress.com/, nomina 5 blog ed esprimi 3 desideri.

Io desidero:

imparare l’arte della accettazione, continuare a credere nelle stelle cadenti, e che le mie amiche partoriscano figli sani.

Auguro ad i seguenti blogger che i loro desideri possano avverarsi:

https://nazariadb.wordpress.com/

https://pietropontrelli.wordpress.com/

https://avvocatolo.wordpress.com/

https://lamelasbacata.wordpress.com/

https://suicideblondblog.wordpress.com/

Sposi

Mamma Papà tanti auguri ! Sposi da 41 anni !

Avete scelto di festeggiarlo da soli, come ogni anno. Voi avete sempre avuto il pudore e la delicatezza di nascondere miele e glassa. Le cose dolci si dicono velatamente? È da una vita che vi osservo ovattati in una nebbia sottile. È questa la complicità?
Chissà quante cose non ho capito. Solo una, forse. Che non sempre il buon esempio in famiglia tutela dagli errori, dalle sviste ed incapacità di giudizio.

Vi innamoraste in 5 minuti. Le cose più belle nascono veloci, perché han fretta di venire fuori.

“Come ti vidi m’innamorai, e tu sorridi perché lo sai” ( da Falstaff )

Me pongo triste

Per la prima volta in tanti anni, sono io quella che vede gli altri ripartire. Mi sento travolta da una strana staticità. Un amico mi ha scritto l’altro giorno : ” Mi sembra una vita fa che ci siamo salutati. Vita che schizza troppo veloce a volte.”

Ricordo anche io la sensazione di vacanze sempre troppo brevi, di ritorni tristi a lavoro in città, di decolli aerei nel sole e caldo ed atterraggi nella nebbia e pioggia. E d’un tratto scordavo la vacanza appena finita, la famiglia appena salutata.

Ho più nostalgia adesso, ad essere io quella che resta e vede gli altri andar via, risucchiati in quella vita che schizza troppo veloce…

Come disse la bimba di una mia amica spagnola nel separarsi dalla nonna paterna italiana :” Abuela, me pongo triste”.

Troppo

Appendo le scarpe al chiodo, è ufficiale. L’altra sera sono uscita con Valerio, un quasi40enne come me. È un uomo articolato e schietto. Ha illustrato chiaramente la mia situazione di single. Riporto testualmente le sue parole : “Sei bella, ma sei troppo avanti, sei troppo emancipata. Sei troppo realizzata nel lavoro. Sei parecchi livelli più in alto, si capisce da come parli, da come muovi le mani…Un uomo della nostra età non si sente all’altezza, un rapporto con te sarebbe troppo impegnativo ed un uomo sa a priori che non vuole, o non può, offrirti nulla del genere.” Azz!

Potrei forse cambiare target di età, frequentare un sessantenne di potere, con una carriera di successo. Dovrei stare attenta a non sforare l’età pensionistica però. In quel caso subentrerebbero altre problematiche, a me già note per professione, come prostata e disfunzione erettile. No, non ce la posso fare.
Sono tornata a casa tardissimo, ma non avrei dormito lo stesso, pensando alla proiezione che do di me. Come mi vedo io? Forse come quello di cui sopra, togliendo tutti i “troppo” e aggiungendo un qualche “nella media”.

Mah…di sicuro ho visto sotto una luce diversa qualche ex. Evidentemente loro si che hanno avuto le palle di reggere il confronto.

Compagni

Rimpatriata, la prima, con i compagni di liceo. Sono passati 20 anni dal diploma. C’è stato tanto affetto nel riabbracciarsi e tanta sorpresa nel sentire i racconti di vita di molti. Barbara è diventata mamma con la sigaretta in bocca. All’epoca perdeva per strada libri e penne, oggi ogni tanto perde di vista suo figlio che riacciuffa all’ultimo secondo prima di qualche improbabile volo.

Anna è rimasta vedova, marito suicida che ha lasciato dietro di sé un figlio di pochi anni e tanto dolore. 

Dani, divorziato da moglie bipolare che portava a casa uomini alle tre di notte per poi non ricordarsene il giorno dopo. Due bambini, affidati a lui, di cui uno autistico. 

Nessun disoccupato, tante carriere interessanti, come quella di Fabio che lavora alla Scala. 

“I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle ed io?…io speriamo che me la cavo.” ( dal film “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller )