Mi piace

Mi piacciono i bulbi di ciclamino all’ombra degli alberi. Il profumo delle mimose. La focaccia appena sfornata. La polpa dei ricci. I nasi lunghi e sottili. Una mano che tiene la mia. Chiacchierare con le donne. Aiutare chi è in difficoltà. Le processioni estive che sanno di antichità popolare. Andare sott’acqua alle sei di mattina. Stare in silenzio con una tazza di caffè e latte in mano. Il conforto della borsa d’acqua calda. La profondità di pensieri effimeri come vapore. Esprimere un desiderio, caparbia che si realizzerà. 
Perché una piccola lista, a volte, può ricordarci che la vita non è tanto male. 

Venere

“Sotto l’albero di ulivo, l’ultimo a destra vicino al muretto a secco.”

Non ho mai capito cosa volessero dire queste parole. Avevo pensato a qualche indicazione per il contadino, magari per una potatura. O forse era per il muratore, una riparazione alla recinzione. Chissà, ma il foglietto di carta era azzurro e ripiegato con cura, una bella grafia e custodito dentro le pagine di un libro.

Avevo trovato questo e altri oggetti nella casa di campagna che avevo appena acquistato da una signora svedese. Una donna sull’ottantina, con i capelli bianchi lunghi e la pelle macchiata dal sole. Aveva vissuto in Africa, cambiato diversi mariti alla velocità delle gazzelle. Si diceva fosse brava a rubare i mariti delle altre, che non avevano voluto seguire i compagni nelle missioni civilizzatrici nel continente nero. Voce suadente e movimenti pacati che avranno dato sollievo a tante fronti sudate e desiderose di compagnia. In ultimo si era ritirata a vivere da sola sulle colline italiane, tra enormi distese di ulivi secolari e terra color ruggine.

Anni fa, una notte, queste terre si sono illuminate di torce enormi di fuoco. Avrebbe potuto essere uno spettacolo maestoso se a essere incendiati non fossero stati questi ulivi millenari. Lì vicino al muretto a secco sono però rimasti i resti di quell’ultimo albero di ulivo a destra.

Ho scavato tutto attorno alle radici ed ho trovato una scatola di latta arrugginita di pepparkakor svedesi. All’interno una bustina di plastica conteneva un foglio di carta azzurro.

“In questi anni di solitudine, senza nessun uomo al mio fianco, sto riassaporando un frutto preziosissimo dell’albero della vita. Si chiama libertà…e ha il sapore delle albicocche. E sento di essere arrivata senza nemmeno essere venuta.”

(Ndr.Il libro di cui sopra era una copia senza copertina de Il delta di Venere di Anais Nin)

Un bicchiere d’acqua 

Una anziana signora oggi mi ha detto: “Dottorè, trovati un marito se no chi ti deve portare un bicchiere d’acqua a letto quando sei vecchia?”. Giusto, non lo so, forse mi munirò di cannuccia e bottiglia sul comodino, o magari pagherò una qualche Ecaterina o Svetlana di Latvia.
Non credo si possa essere di bocca buona nella scelta di un compagno, solo per mettere a tacere un senso di solitudine incombente. Ci deve essere comprensione ed una qualche misura di adattamento, perché i partner azzurri non esistono se non sul campo di calcio. Ma trovare la compagnia senza aver trovato un buon compagno non sembra un buon compromesso.

Farsene un baffo 

Silvio aveva incontrato una ragazza speciale. Una donna completa, che gli faceva battere il cuore come un quindicenne. Aveva il corpo di Barbie, il cuore di Madre Teresa di Calcutta e capacità amatorie di Moana Pozzi. Senza considerare le bontà che sapeva preparare in cucina. Della lista di cose che Silvio desiderava in una donna, questa fata biffava tutte le caselle. Piccolo particolare non troppo gradito, una leggera peluria bionda sul labbro superiore, apprezzabile soprattutto in controluce. A nulla erano valsi i tentativi di Silvio di consigliare una ceretta. Testardamente, lei voleva essere accettata così come era. In realtà c’era anche una fitta rete di piccoli peli all’interno delle narici. Silvio aveva proposto un colpo di pinzetta. Ma lei rifiutava di depilarsi le nari come un uomo. Qualche tempo dopo, esasperata da questi commenti, che minavano la sua autostima, Barbie lo lasciò. Era dicembre e per Natale Silvio ricevette un cartoncino di auguri. Al suo interno due strisce depilatorie usate, disposte a mó di baffo. 

Perché le cose, quando fatte di propria sponte, sono più accettabili. 

Metafora francescana

Stamattina, come una moderna monaca francescana, munita di cesoie e rastrello, mi sono data per la prima volta al giardinaggio. Ho letto che “è uno dei più grandi piaceri delle faccende domestiche, perché permette di dimenticare problemi, orari ed obblighi, offre la possibilità di comunicare con la natura e sulla base del nostro livello di dedizione, si può anche nutrire, curare e chattare con la pianta”. Addirittura! Perché mettersi un uomo in casa allora?! Purtroppo ho smadonnato la metà del tempo, sudando sotto frate Sole ed innaffiando con sora Acqua, tagliando piante che forse non andavano potate. L’unica fonte di piacere è stato estirpare le erbacce. Mi sono accanita scavando nella terra, fino a tirare fuori radici grandi quanto tronchi. Non potrò prevenire che ne crescano altre, ma almeno non le farò accumulare più. Una piccola metafora di vita. 

Lontano paese 

Lei: Lo so che non è un momento facile per te, e mi dispiace dirti quello che sto per scrivere. Io ci ho provato a fare finta di nulla, a non sentirti per telefono, a farmi bastare un messaggio di buongiorno, a rispettare le tue convinzioni e i tuoi silenzi. Ma alla fine ho capitolato. Io sono una ragazza semplice, che cerca banali telefonate e condivisioni, che vuole sentirsi considerata. I nostri sono solo punti di vista diversi, ma anche se forse vogliamo la stessa cosa, sarebbe difficile raggiungerla se non guardiamo insieme dalla giusta angolazione. Scusa l’ho presa da lontano… ma in fondo è proprio così che ti sento. Non me ne volere se per me finisce qui.
Lui: Ieri mi era morto il telefono e non si caricava più. Si è caricato poi la sera tardi. Comunque non è questo il problema. Il problema è che le relazioni a distanza sono sempre difficili. In più io, con il passato di insuccessi ed errori, faccio fatica a non essere cauto. Comunque forse è meglio come dici tu. Evitiamoci possibili future ulteriori sofferenze, perché ad essere realisti la distanza probabilmente sarebbe sempre rimasta o comunque sarebbe diventata un problema più serio.

Belle parole lei, giuste quelle di lui. Se non fosse che è andato lui a cercare lei, in un’altra città, a tanta distanza dalla sua, sapendo che le relazioni lontane si logorano presto, che necessitano di un investimento a scatola chiusa, e che finora lui è stato un imprenditore di se stesso, in ambito amoroso, manchevole, fallace e poco fruttuoso. Il tribunale del cuore lo avrebbe condannato per bancarotta fraudolenta. A lei dico solo di mandarlo a quel paese lontano lontano, dove la distanza stempera ogni amarezza.

Caro

Zia diceva che sembrare più giovane sarebbe stata una sfortuna. Infatti…Ci sono delle decisioni che so di dover prendere. Una di queste è porre fine a questa frequentazione che tanto mi stava piacendo. Non è masochismo il mio, ma i dieci anni che separano le nostre età hanno un peso. Ancora piccino, ma diventerà grande. Il pensiero di non averti mi rattrista, come pure quello del tempo che ci vorrà per abituarmi al senza te. Lucio Dalla direbbe che c’è un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento, per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento. È infatti pesante che mi sento. Potrei volarti ancora un po’ nella mano, ma credo sia meglio andar lontano.