Lontano paese 

Lei: Lo so che non è un momento facile per te, e mi dispiace dirti quello che sto per scrivere. Io ci ho provato a fare finta di nulla, a non sentirti per telefono, a farmi bastare un messaggio di buongiorno, a rispettare le tue convinzioni e i tuoi silenzi. Ma alla fine ho capitolato. Io sono una ragazza semplice, che cerca banali telefonate e condivisioni, che vuole sentirsi considerata. I nostri sono solo punti di vista diversi, ma anche se forse vogliamo la stessa cosa, sarebbe difficile raggiungerla se non guardiamo insieme dalla giusta angolazione. Scusa l’ho presa da lontano… ma in fondo è proprio così che ti sento. Non me ne volere se per me finisce qui.
Lui: Ieri mi era morto il telefono e non si caricava più. Si è caricato poi la sera tardi. Comunque non è questo il problema. Il problema è che le relazioni a distanza sono sempre difficili. In più io, con il passato di insuccessi ed errori, faccio fatica a non essere cauto. Comunque forse è meglio come dici tu. Evitiamoci possibili future ulteriori sofferenze, perché ad essere realisti la distanza probabilmente sarebbe sempre rimasta o comunque sarebbe diventata un problema più serio.

Belle parole lei, giuste quelle di lui. Se non fosse che è andato lui a cercare lei, in un’altra città, a tanta distanza dalla sua, sapendo che le relazioni lontane si logorano presto, che necessitano di un investimento a scatola chiusa, e che finora lui è stato un imprenditore di se stesso, in ambito amoroso, manchevole, fallace e poco fruttuoso. Il tribunale del cuore lo avrebbe condannato per bancarotta fraudolenta. A lei dico solo di mandarlo a quel paese lontano lontano, dove la distanza stempera ogni amarezza.

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Tutto fumo e niente arrosto 

Avevo preso a frequentare il classico bravo ragazzo, di buona famiglia. Leggevo giubilo negli occhi di mia madre ed orgoglio in quelli del babbo, “dopo tanti coglioni, finalmente hai messo la testa a posto”. Anche per la più trasgressiva delle persone, avere i venti a favore alleggerisce il viaggio.

Lui abitava parecchio lontano, oltre i 1000 km di distanza. Una dura prova per il mio portafoglio forse, ma non per la mia buona volontà. Andavo sempre io da lui, nella grande città. Logisticamente più facile ed anche un modo per ritornare al mondo civilizzato, visto che avevo ripreso a vivere nel paesello.
Lui professore universitario, un grande cranio calvo, a forma di vassoio sulla nuca( potevi appoggiarci sopra un calice e rimaneva in piedi) e dal contenuto vasto. Spaziava dalla musica da camera per violino alla anatomia uterina dell’opossum, senza soluzione di continuità .

Un giorno rimasi sola a casa del Prof, preparavo la cena e mi serviva una tovaglia. Sapevo che le teneva nel comó del salotto. Nel cassetto, tra le varie cose, c’era un boccaccio con dell’origano selvatico. Una specie rara, di quelle che vagamente ricordavo di aver visto al corso di botanica, anni prima .
La nostra liaison si concluse tempo dopo a causa di divergenze inconciliabili. Durante il viaggio di ritorno in aereo, pensavo alle ragioni, che papà avrebbe chiesto, per aver fatto fuori questo scienziato. Mi venne allora in mente di raccontargli la storia dell’origano selvatico. La presi da lontano.”Babbo, ricordi che all’università all’esame di botanica presi 18? Beh vedi, mi sembrava origano, ma era un altro tipo di erba papà. Il Prof è ateo, ma crede ferventemente nella Maria…”

Eden

L’altra sera ero a cena con amici. Tutti sposati, io unica single ben accetta, perché ho imparato la lezione del vestirsi dimesso, stile nonna o quinta elementare, che non suscita gelosie o dissidi coniugali. Ho ascoltato divertita le dinamiche casalinghe di queste coppie. Anna raccontava orgogliosa di come, dopo il matrimonio, abbia imposto al marito di dormire con il pigiama. Sai, per non lasciare il pelo tra le lenzuola. Di fargli fare la pipì da seduto. Sai, per non schizzare il wc o le pareti circostanti. O ancora, di come lui, nudo e bagnato, sia stato addestrato a prendere un tergicristallo e ripulire i vetri del box doccia dalle gocce d’acqua. Con i gioielli di famiglia en plein air, che ciondolano su e giù durante l’operazione. 

Questa visione non solo mi ha fatto capire che alcune gemme preziose siano più belle quando esposte in orizzontale, ma pure come molte donne sposino uomini che diventano eunuchi. Per poi lasciarli. Stesse donne che hanno partorito o partoriscono maschietti che si comportano da femminucce. 

Dove voglio arrivare? Al fatto che la colpa è sempre stata di quella buona donna di Eva. E che due schizzetti in bagno la aiuterebbero a sentirsi un po’ più porca Eva…in maggior misura femmina e appagata. 

Caro

Zia diceva che sembrare più giovane sarebbe stata una sfortuna. Infatti…Ci sono delle decisioni che so di dover prendere. Una di queste è porre fine a questa frequentazione che tanto mi stava piacendo. Non è masochismo il mio, ma i dieci anni che separano le nostre età hanno un peso. Ancora piccino, ma diventerà grande. Il pensiero di non averti mi rattrista, come pure quello del tempo che ci vorrà per abituarmi al senza te. Lucio Dalla direbbe che c’è un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento, per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento. È infatti pesante che mi sento. Potrei volarti ancora un po’ nella mano, ma credo sia meglio andar lontano.