Quasi

Il titolo del blog quasi40anni ha aperto la strada al gioco del ‘quasi’. Al lavoro, ho personalizzato le tazze dei miei colleghi. La mia, va da sé, ha il logo ‘quasi40anni’. Il collega più istrionico ha la tazza ‘quasiquasi’. Riesce ad essere tutto lui, con quella faccia da schiaffi. Quando fuma la pipa e affumica le stanze, quasiquasi ti vien voglia di mandarlo a quel paese, ma poi si fa volere bene incondizionatamente. Per la mia collega, che tanto desidera un figlio, ho stampigliato sulla sua tazza ‘quasincinta’. L’idea è nata dal pensiero delle acque sacre miracolose. La ricerca di un figlio che non arriva, mette a dura prova anche i più stoici. Sarebbe bello affidare questo desiderio ad altre mani, che stanno più in alto di noi. Lasciare a loro il compito di forgiare il desiderio in realtà, quando il momento è ritenuto più opportuno. E lasciare a noi la leggerezza di pensare positivo. Chi vuole un figlio non insiste, cantava Pino Daniele, ma continuare a sperarci non può fare male.

Attese in attesa

Quando è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa per la prima volta? Non me lo ricordo quasi più. Ogni volta che inizio qualcosa di nuovo, ha spesso un sapore conosciuto. Per natura, riesco ancora ad entusiasmarmi, come fosse la prima volta. Ciò che è cambiato, è la percezione delle aspettative e della loro conseguente delusione. Non avere le prime mi è quasi impossibile, ma la consapevolezza che queste verranno puntualmente disattese, mi è ben chiara. L’errore che ne consegue è spesso il sabotaggio delle novità, come mi ha fatto notare la mia cara amica Michela. Per paura di mettersi in gioco e nel terrore di soffrire, mi ha detto che in passato faceva spesso degli autogol emotivi, lasciava prima di essere lasciata. Evitava le cose in previsione di un possibile disastro, in breve non si concedeva alla vita. Mia nonna, con parole più terra terra, avrebbe detto di non fasciarsi la testa prima di cadere. Ma io un cerotto di riserva in tasca me lo porto lo stesso.

Un titolo che non c’e’

Ci sono due bambini che svolazzano per casa. Lawrence ha otto anni, biondo come la sua mamma, sensibile e scapestrato. Ama fare tutto in fretta, e non importa se gli riesce male, l’importante è che l’abbia fatto e possa passare ad altro, ad altri giochi, ad altri svaghi. Anche lui è stato concepito in fretta, la notte del compleanno del suo papà. Un po’ di calcoli di matematica fatti male, nella furia degli abbracci e nove mesi dopo veniva alla luce lui. Quanta emozione provò sua madre nel sapere che le cresceva dentro. Era una morsa di piacere e paura. Paura di dire a sua madre che sarebbe diventata madre. Una madre forse non alla stessa altezza. Paura di rinunciare a tante abitudini. Ma che profumo di cose belle emanava questa pagnottella che cuoceva piano nel forno.

Montgomery ha solo un anno. Gattona dietro a suo fratello più grande. E’ stato un bambino voluto, con i conti di matematica fatti con rigore. E’ stato concepito la notte di Natale. A suo padre era stato imposto di “think pink”, pensare rosa, nella speranza che fosse femmina. Il mattino dopo, sua madre sentì chiaramente qualcosa crearsi una nicchia a destra nella sua pancia. Il ginecologo confermò più tardi che proprio li era avvenuto l’impianto.

Questa mamma è tanto amata dai suoi tre uomini. Non ricorda più nemmeno quali fossero i suoi sogni di ragazza, perché questo è l’unico modo possibile in cui lei, senza sapere, aveva desiderato fosse la sua vita. I suoi figli  giocano in salotto, lei prepara la cena e suo marito rientra da lavoro. Questa istantanea, che non esiste, le resterà per sempre fissa nella mente. Una immagine di come sarebbe stato, se la morsa della paura non avesse interrotto la logica naturale delle cose. Dedicato a M ed al suo lento perdono.

40 in 40 

40 minuti fa, donandoci un anello, ci donavamo le nostre vite. In un attimo il tempo ha voluto scherzare con noi due, trasformando quei 40 minuti in 40 anni. Eravamo belli e pieni di esuberante gioventù, ora lo siamo un po’ meno: è un altro scherzo di quel burlone!! Ma nel mio cuore, dove lui non può arrivare, so solo io che “yours are the sweetest eyes I’ve ever seen…” Ti amo sempre, da sempre e per sempre, alla faccia del tempo.
Io.

Le Grand Meaulnes

Ci sono amicizie che non conoscono l’imbarazzo della assenza. Non ti vedi per 20 anni e poi, quando succede, la chiacchiera è intima e fluida come se non si fosse mai interrotta. L’altra notte ricevo un messaggio da una amica “ritrovata”, un messaggio che riprende un discorso mai finito forse. Eccolo:

Allora: punto 1.W l’amour e W la leggerezza consapevole delle gioie del corpo!

punto 2. Sono al mare, a Palermo, e penso di comprare un faro!!

punto 3. È fico che ci conosciamo da un sacco di anni e possiamo parlare di cosmetica e letteratura come non facevamo da ragazzine…e’super!

punto 4. Baci!

Ho risposto :

Credo che gli affetti che nascono da piccole, per quanto non consapevoli, conservino sempre un calore ed una familiarità senza pari. Nonostante il tempo. Sei sempre stata originale, in tutto, e la scelta del faro ha una luce tutta sua che ti rappresenta. W non solo l’amour, ma tutti gli amori che se ne fregano delle convenzioni sociali. Un bacio grande!

Voli di Icaro

Noi donne non ci accontentiamo quasi mai. A quasi40anni, ci diciamo tristi senza una relazione e intrappolate se ne abbiamo una. Una mia amica ha incontrato da poco un uomo. Lui è partito in quarta accelerata, e se da una parte questo lusinga l’ego di lei, dall’altra offre spunto di riflessione alle nostre conversazioni. Il fatto non è tanto il perdere la testa per qualcuno così velocemente, ma il fatto di cantarlo ai quattro venti come un amore ormai conclamato da tanto tempo. Ci si può fidare di chi è in grado di tali voli pindarici? O alla fine si finisce come Icaro? Mah…