L’amor franco

Zia Giuseppina prima di sposarsi ed avere sette figli, era stata fidanzata con un ragazzo del paese. Questo Franco non tornò mai più dal fronte di guerra. Anche lui un disperso del 15-18. Nel loro italiano semplice, imparato sui banchi di terza elementare, si erano scritti le lettere più dolci, scambiati le parole più tenere. Tanti anni dopo, una nipote chiese a zia Giuseppina, ormai ottantenne, dell’amore. La zia disse:” Figghia mea, m’aggiu sposato, aggiu fattu sette figghi, aggiu diventato nonna ma io, a Franchino mio nun me lu scordo e nun me lu scordo!”

Quando poco tempo dopo morì, una figlia di zia Giuseppina trovò le lettere d’amore del 15-18. Gelosamente custodite per sessant’anni in una scatola di latta, sotto al letto. Le lettere finirono sul petto di zia, al cimitero. 

Ci sono nostalgie che non passano mai e che a volte ti aiutano a ridimensionare nostalgie più piccole e più recenti. Perché, per alcuni, c’è una parte del cuore che può battere solo con un po’ di dolore. 

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Alfabeto

Quando era bambino, Vittorio diceva le preghierine con sua madre prima di andare a dormire. Una sera c’era una festa tra parenti a casa, a cui lui non poteva partecipare. La mamma era indaffarata ai fornelli. Al piccolo Vittorio fu detto di andare a letto da solo, con la raccomandazione di recitare le solite preghiere. Molto contrariato, il bambino obbedì. Poco dopo, sua madre andò nella camera del figlio per accertarsi che fosse tutto a posto. Lo trovò inginocchiato ai piedi del letto che diceva: ” Gesù, fanculo alla mamma, a papà, a zia Maria, zio Tino, nonna Mimina…”. La lista era lunghissima. Vittorio arrivò a mandare a quel paese persino una lontanissima prozia di 90 anni. Ecco, io oggi, alle soglie del mio compleanno, contrariata da tante cose e forse dalla vita stessa, mi sento di dire fanculo alle persone che hanno contribuito a tutte queste piccole delusioni. Poiché la lista sarebbe lunga, mando a quel paese tutte le lettere dell’alfabeto. Così son certa di non dimenticare nessuno. 

The end 

Un grande libro ed un libello si incontrarono. Fu attrazione a prima vista. Tante pagine aveva il libro da mostrare, per corteggiare. Una dopo l’altra, se le fece sfogliare tutte. Ansioso di poter piacere. Speranzoso che una pagina suscitasse la voglia di leggere quella successiva. Poi arrivò il suo turno con le pagine del libello. Ma finirono subito. Erano brevi e mal scritte. Slogan di concetti effimeri, di promesse senza essenza. 
Finì tutto troppo presto, come questo piccolo scritto.

Nostro nipote

Caro Leo, tra qualche settimana verrai alla luce! Ci vogliono ancora due mesi in realtà, ma l’emozione fa accelerare i tempi. Ti stiamo aspettando con ansia da tanto. Avrai una mamma speciale, che sta affrontando sacrifici che avrebbero mandato in tilt molte donne. Dalla sua bocca mai un lamento, solo sorrisi invece. Tuo padre è l’esempio della premura di poche parole, ma, imparerai caro Leo, che sono solo i fatti a parlare. Le tue pazze “zie” siamo Katy ed io. Ti vizieremo e terremo a bada le ansie di mamma.
Ricordati che i genitori per troppo amore hanno spesso il dono della onniscienza. Significa che loro prima di te, penseranno di sapere quali sono le scelte giuste o sbagliate. Quelle di cui sarai orgoglioso e quelle di cui ti pentirai.
Ti dico una cosa nell’orecchio. L’unica esperienza che ti servirà, sarà la tua propria. Solo quella ti darà la saggezza acquisita sul campo. E sai quando avrà da insegnarti di più? Quando avrai sbagliato, quando vorrai tornare indietro e non potrai. E quando imparerai a non farti fregare da questo rimorso o quel rimpianto. Ed andrai comunque avanti. 
Ti aspettiamo!
Baci grandi, la zia.