La passera di Figaro

Maestro Ciccio è il barbiere della città. Il suo salone è seminascosto in un vicolo cieco del centro storico. All’interno tre poltrone di pelle verde, datate 1915 e provenienti dalla Chicago di Al Capone. Come siano arrivate nell’entroterra dell’Italia meridionale è un mistero che Mestr’Cicc non vuole svelare. Diversi turisti gli hanno offerto cifre esorbitanti per acquistarle, ma lui, con mezza cicca spenta, a denti stretti, schiocca la lingua e risponde un secco “Noni”.

Su quelle poltrone Mestr’Cicc ha fatto il baffo a tutti.

Nel retrobottega c’è una tavola, con un nudo bulbo di lampadina appeso sopra. La vera maestria col rasoio Mestr’Cicc la dimostra qui, quando le vecchie comari, con il collo gonfio di finto contegno e desiderio, vi si sdraiano sopra. Pochi, sapienti colpi e via lu pilu dalle ascelle e dalla “natura”. Le persone semplici vivono con molta più naturalezza il godimento, il tradimento e la lussuria in genere. Il piacere si prende dove e come si può, senza preamboli o pudori.

Ma se c’è una cosa che il Maestro continua a non capire sono li femmini che si vogliono far tagghiari tutto lu pilu. L’amore è tanto più bello quando incolto.

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Bella madre

La mamma è mamma, diceva mia nonna. Sua suocera era una donnina minuta con una grande gobba alla schiena. Un giorno, durante una scaramuccia con nonno, mia nonna gli disse che poteva andare a farsi benedire lui e quella sciummuta (gobbuta) di sua madre. Lo sdegno di nonno fu grande, non tanto per la benedizione, quanto per il fatto che sua madre fosse stata offesa in quel modo. Non ricordava affatto che la donna fosse sciummuta, anzi!

La mamma è mamma, diceva mia nonna.

Anni fa il mio ex rimprovero’ sua sorella quattordicenne per il cattivo odore delle ascelle. La ragazzina ci rimase malissimo e scoppiò in lacrime. Ricordo che lo rimproverai e gli dissi: “scusa, te la prendi tanto con tua sorella in piena pubertà e non ti accorgi delle ascelle cipollate di tua madre?”. La sua reazione nel sentire la mamma denigrata ve la lascio immaginare. Pensai che in effetti da bimbo, ammucciato nelle braccia della madre, era stato allattato al seno a latte e cipolle. Il primo ricordo dell’odore della mamma.

La mamma è mamma, diceva mia nonna. Ed aveva ragione.

Requiem e ricordi

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. Si celebrava il funerale di Donna Mimina. Un funerale sentito, meridionale, a cui partecipava tutto il paese.

Nonostante si fosse abbandonata da un bel po’ la pratica delle chiangimorti (le prefiche) le comari del paese si sentivano in dovere di versare lacrime copiose e rumorose. In fin dei conti era morta la Farmacista, che con il prete, il medico ed il sindaco, rappresentava l’eccellenza a cui riverire. Nei due giorni precedenti, la morta era stata esposta dentro casa, secondo sue indicazioni. Era stato allestito il letto con il corredo migliore e Donna Mimina deposta su di esso con la camicia da notte più bella. Doveva sembrare come se dormisse e si potesse svegliare da un momento all’altro. Infatti la Farmacista aveva dato disposizioni non la si toccasse per due giorni e due notti. Temeva o auspicava in una sua finta dipartita.

I paesani sfilarono di fronte a Donna Mimina incessantemente.

-Matonna quantu sta bella!

-Veti veti sta proprio serena.

-Quiddu sorriso che tiene. Si vete proprio che si è liberata dallu dolore!

-Nà nà ma che colorito, bella fatta proprio sta, Recchiem eterna.

Il tutto in una profusione di segni della croce, carezze e baci sfiorati alla morta, come da migliore tradizione meridionale.

In un angolo appartato sedeva Titino, il figlio di Donna Mimina. Le donne lo guardavano con compassione.

“Cummà” fece una donna all’altra, “ti ricordi a quannu nacque Titino? Era scuru e gnoro come nu topolino”.

“Ca secondo te mi possu scurdari?” rispose l’altra impettita. “La buonanima di Donna Mimina a quannu lu vite alzò le braccia e disse: Oh Matonna dei Cieli, quanto è brutto, copritelo con lu lanzulo che pare nu zucculone”.

L’uomo

Non è stata una esperienza facile vivere la mia vita sentimentale. Qualcuno potrebbe insinuare che la colpa sia da attribuire alla mia cattiva scelta del compagno. Potrebbe anche essere, ma sono più portata a pensare che le donne, per come si sono evolute, non possono più avere molto in comune con gli uomini. Noto, dal mio piccolo osservatorio di mondo, che il genere maschile si sta estinguendo. Era ora, anche madre natura si è accorta che è più utile portare avanti solo le donne.

Gli uomini vivono nel loro mondo ingenuo fatto di convinzioni incrollabili. Mio padre, per esempio, aveva tutti i denti anneriti dal fumo di pipa. Uno stupido vizio preso in tarda età. A farglielo notare, ti rispondeva convinto che la colpa fosse dei lavori poveramente eseguiti dal dentista. Mai si era sentito che il tabacco non inalato portasse ad una cattiva igiene o malattie del cavo orale!

Altro esempio, un amico con problemi di urgenza urinaria, tradotto in una pipì ogni mezz’ora. Hai voglia a dirgli di bere meno profusamente, di non sollecitare ulteriormente una vescica già infiammata. La sua compagna era disperata per le esose bollette dell’acqua. Ad ogni piccola minzione lui doveva scaricare 10 litri di sciacquone ogni santa volta. Eppure le lezioni di salvaguardia ecologica impartite alle scuole elementari erano dirette sia ai maschietti che alle femminucce.

E che dire di un mio ex?

Quando vivevamo insieme, trovavo sempre il pattume allagato. Gliene chiesi spiegazione, ma nemmeno lui sapeva da cosa dipendesse. Un giorno entrai in cucina mentre lui svuotava il posacenere nella immondizia. Non come un qualsiasi essere umano avrebbe fatto. No, lui riempiva il posacenere di acqua fino all’orlo e buttava tutto il liquido con i mozziconi nella pattumiera. Fumatore accanito, con la fobia degli incendi, in gioventù con una cicca di sigaretta aveva mandato a fuoco una casa di tre piani.

Concludo, dicendo che non risponderò ai commenti al post scritti da uomini, a meno che non siano di una controbattuta esilarante e sagace.

Viva le donne.

Le natiche non sanno mentire

Il cuscinetto di cellulite non lo si può capire se non si è italiane. Rotolo di grasso a forma di banana, di salsiccia, si accampa sotto la natica, si estende fin sul lato esterno della coscia, si avviluppa verso l’interno coscia, scivola verso le ginocchia, vibra alla sculacciata. Spesso accompagnato dalla buccia di arancia, è l’incubo di tante donne. Angoscia all’approssimarsi dell’estate, avvilisce finanche in inverno nei camerini di prova di Zara. La famosa Dita Von Teese, spogliarellista burlesque dalla perfetta pelle eburnea, alla domanda sul suo segreto per non avere la cellulite, rispondeva : “Good lighting”. In effetti è una questione di luce, massacrante quando proviene dall’alto, più clemente quando soffusa e generata dal basso. Ancora meglio se la spegni proprio.

Il quadro psicologico si aggrava per le donne meridionali che in bikini passano 4 mesi l’anno ma pure per le poverette di Milano durante la stagione passerelle. Ammetto che anche io, etero convinta fin dal grembo materno, di passaggio nella Città da bere, circondata da modelle a passeggio, non potevo far a meno di guardare avida e mio malgrado solidale con l’uomo che tradisce la moglie per bonazze del genere.

Jamaica

Nonno Nelson amava il gioco di carte ed il rum. Quando ubriaco, a tarda sera, doveva ritirarsi a casa, suo figlio lo aspettava all’ingresso del ponte. Era una struttura costruita precariamente e se non si stava attenti si poteva finire nel fiume di sotto.

Nelson possedeva tanta terra in Jamaica. Terra che dava sulla costa, bellissima, utile alla coltivazione della canna da zucchero. Per questa ragione era corteggiato dai ricchi signori che volevano acquistare questi appezzamenti a poco prezzo.

Un giorno venne invitato a discutere di affari da un gentleman, che lo ospitò per la notte in un albergo. Nonno Nelson non aveva mai visto tanto lusso, non aveva mai avuto il bagno, per giunta in camera. Non conosceva l’esistenza del water con sciacquone e gli parve un catino alquanto originale.

Il mattino seguente il gentleman chiese a Nelson se avesse trovato la camera di suo gradimento .

Egli rispose: “Oh si, tutto bellissimo, certo che mi sono dovuto piegare molto in basso per utilizzare l’acqua del catino e lavarmi la faccia”.

Mr Dust

Non bisogna parlare male di nessuno, nemmeno pensarne male, ma soprattutto mai scriverne male.

Ai tempi di Londra, c’era un signore molto facoltoso e distinto che dava la morte a me e ai miei colleghi. L’avevamo soprannominato Mr Dust, perché aveva il dono di frantumarti le palle a polvere fine. Pignolo e arrogante, ci inchinavamo tutti per accontentare le sue richieste, dalla visita medica fino alla farmacia. Prendeva solo compresse per la pressione di una particolare marca e specifica scadenza. Non sempre era facile reperire ciò che desiderava, quando lo desiderava. Venne preparato il suo pacchetto e lasciai scritta una nota per il collega: “Questo è il pacco per Mr Dust, ha attaccato la solita solfa per avere la pastiglia nella confezione azzurra. Digli che la casa farmaceutica ha variato il colore dei nuovi lotti in verde. Gli verrà il solito attacco isterico da ciclo mestruale, tu rassicuralo con garbo ma fermezza, compatiamo la povera donna che lo ha sposato!”

La nota rimase sbadatamente attaccata al pacco che Mr Dust portò a casa ed ebbe tutto il tempo di leggere e rileggere e fargli salire la pressione alle stelle. Non ha mai chiesto chi l’avesse scritta ma da quel giorno i suoi cicli mestruali cessarono.