Me pongo triste

Per la prima volta in tanti anni, sono io quella che vede gli altri ripartire. Mi sento travolta da una strana staticità. Un amico mi ha scritto l’altro giorno : ” Mi sembra una vita fa che ci siamo salutati. Vita che schizza troppo veloce a volte.”

Ricordo anche io la sensazione di vacanze sempre troppo brevi, di ritorni tristi a lavoro in città, di decolli aerei nel sole e caldo ed atterraggi nella nebbia e pioggia. E d’un tratto scordavo la vacanza appena finita, la famiglia appena salutata.

Ho più nostalgia adesso, ad essere io quella che resta e vede gli altri andar via, risucchiati in quella vita che schizza troppo veloce…

Come disse la bimba di una mia amica spagnola nel separarsi dalla nonna paterna italiana :” Abuela, me pongo triste”.

Troppo

Appendo le scarpe al chiodo, è ufficiale. L’altra sera sono uscita con Valerio, un quasi40enne come me. È un uomo articolato e schietto. Ha illustrato chiaramente la mia situazione di single. Riporto testualmente le sue parole : “Sei bella, ma sei troppo avanti, sei troppo emancipata. Sei troppo realizzata nel lavoro. Sei parecchi livelli più in alto, si capisce da come parli, da come muovi le mani…Un uomo della nostra età non si sente all’altezza, un rapporto con te sarebbe troppo impegnativo ed un uomo sa a priori che non vuole, o non può, offrirti nulla del genere.” Azz!

Potrei forse cambiare target di età, frequentare un sessantenne di potere, con una carriera di successo. Dovrei stare attenta a non sforare l’età pensionistica però. In quel caso subentrerebbero altre problematiche, a me già note per professione, come prostata e disfunzione erettile. No, non ce la posso fare.
Sono tornata a casa tardissimo, ma non avrei dormito lo stesso, pensando alla proiezione che do di me. Come mi vedo io? Forse come quello di cui sopra, togliendo tutti i “troppo” e aggiungendo un qualche “nella media”.

Mah…di sicuro ho visto sotto una luce diversa qualche ex. Evidentemente loro si che hanno avuto le palle di reggere il confronto.

Compagni

Rimpatriata, la prima, con i compagni di liceo. Sono passati 20 anni dal diploma. C’è stato tanto affetto nel riabbracciarsi e tanta sorpresa nel sentire i racconti di vita di molti. Barbara è diventata mamma con la sigaretta in bocca. All’epoca perdeva per strada libri e penne, oggi ogni tanto perde di vista suo figlio che riacciuffa all’ultimo secondo prima di qualche improbabile volo.

Anna è rimasta vedova, marito suicida che ha lasciato dietro di sé un figlio di pochi anni e tanto dolore. 

Dani, divorziato da moglie bipolare che portava a casa uomini alle tre di notte per poi non ricordarsene il giorno dopo. Due bambini, affidati a lui, di cui uno autistico. 

Nessun disoccupato, tante carriere interessanti, come quella di Fabio che lavora alla Scala. 

“I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle ed io?…io speriamo che me la cavo.” ( dal film “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller )

Promosso più due 

La mia cara amica M di Roma è un po’ orso come me. Forse per questo ci siamo capite al volo quando ci siamo conosciute. L’altro giorno mi scrive: “Ho chiesto al mio compagno di stare sola in questi giorni di festa, per recuperare nel silenzio e nella tranquillità. Lui non è stato molto felice di sentirselo dire, ma appena ha realizzato che poteva stare solo, con mamma e papà, alla villa al mare, gli sono tornati i colori sulle guance! Cazzo se siamo diversi! Ti prego, scrivici due righe sul blog, con il tuo solito stile british con infiltrazioni in stile Gianni Rodari, da farci due risate…!

Cara M, credo che questi maschi ci piacciono perché sono un po’ bambini. Penso che, se per assurdo trovassimo un uomo vero, di quelli con i controcoglioni, non sapremmo neanche come gestirlo, perché davvero non ci siamo abituate. Quindi, come dice tua cugina toscana, quella di genetica diversa dalla tua e perciò più propensa alla vita di coppia, in due si fa squadra e si ammortizzano meglio gli urti della vita. E, come dici tu, il problema è che fare una buona squadra non è facile, quindi inizia a fare i provini…
Parafrasando un titolo di Rodari, al tuo compagno direi che è Promosso più due…almeno c’è stato quando la gatta si è ammalata!

Bonnie

I fairy knots sono dei piccoli nodi che si formano su di un solo capello. Si crede siano intessuti da abili mani di fata, di qui il nome.

Bonnie aveva tanti nodi, e non solo nei capelli. Spazzolava e spazzolava, ma succedeva solo che i nodi venivano al pettine. E poi? Tagliarli? No, troppo drastico. Ammorbidirli? Eh, magari!

Poi, una notte, capitò che il cielo stellato ne sciolse uno. Piano piano…

Una figlia 

Si pensa che le mamme sacrificherebbero ogni cosa per i figli, che ogni scarrafone è bello a mamma sua. Si crede che capiscano le esigenze dei figli e che, prima di loro, sappiano quale sia la scelta più giusta. Queste sono le mamme che ogni figlio dovrebbe avere, per sentirsi un essere amato a cerchio completo.

In realtà, ci sono dei figli un po’ meno fortunati che, pur vivendo nell’amore materno, non sono gratificati. Quei figli che conoscono l’abnegazione, perché sono loro a darla, a mamme malate o anziane o semplicemente un po’ egoiste. Ho visto una figlia passare notti in bianco per sua madre, chiedere permessi da lavoro per stare con lei, non avere più ossigeno perché sua madre assorbiva tutto. Ma non era mai abbastanza. A questa donna e a tutte le persone come lei, va il mio più grande rispetto. Perché tutti nella vita dovrebbero sentirsi amati incondizionatamente e la mamma è l’unica persona che può darci questa certezza, fino all’ultimo dei nostri giorni.

Anche a nascere figli ci vuole fortuna.

Torto di mele

Arrivo’ Andy. Un ragazzo molto carino e dalla chiacchiera piacevole. Le mie amiche mi facevano l’occhiolino dal tavolino di fronte. Non ce ne saremmo andate di li, finché lui non mi avesse chiesto il numero di telefono. Era sempre questa la regola che loro, tutte sposate, avevano deciso per me quando uscivamo. Andy aveva un modo di muovere le mani e socchiudere la bocca quando ascoltava, molto delicato.Pochi giorni dopo mi chiese di uscire a cena. Il cameriere, anche lui molto aggraziato, con i capelli raccolti a chignon, aveva un evidente debole per Andy, che continuava a sorridergli. Rimediammo 4 cocktail gratis, offerti dal cameriere.

Un giorno mi preparò la torta di mele. Si era svegliato all’alba per andare al mercato biologico, comprare mele genuine, prima di andare a lavoro.

Una amica mi disse che Andy doveva essere dell’altra sponda, perché un uomo non ha queste premure. Io la misi a tacere, dicendo che sicuramente lei era abituata solo ai buzzurri e non distingueva più una gentilezza virile da una effeminata.

Fui costretta a ricredermi qualche tempo dopo. All’ennesimo piagnucolio, per cose che non starò qui a dire, chiesi :” Andy dimmi la verità , ma sei gay?” . E lui:” Sigh, sigh, ma perché anche mio padre mi chiede sempre la stessa cosa?” .

Dottoré 

Dottoré sono passata a dirti che tu sei sfortunata. Si, dottore’, non mi guardare così, tutti i figli unici lo sono. Io ti auguro con tutto il cuore di incontrare un marito che ti faccia compagnia dottoré. Ma te lo auguro con Tutto il mio cuore.

La dottoré si è commossa, con Tutto il suo cuore.

L’America

Avevo 16 anni quando ho conosciuto Blanca. Frequentavamo lo stesso liceo, a Chicago, io all’ultimo anno, lei al penultimo. C’era sempre tanto affetto a casa sua per me. Li mi sentivo a mio agio, nonostante la confusione di fratelli, un cane, un gatto, uno zio originale che stava lì con loro. Io, che venivo da una casa enorme, abitata da tre anime silenziose, inclusa la mia. Blanca invece si sentiva non benvoluta, non compresa. Si era così sposata a 20 anni, un matrimonio sfarzoso che non desiderava.

La sua vita è stata un susseguirsi di relazioni finite troppo presto. Come quella con suo padre. Chissà se si sentiva non benvoluto e non compreso pure lui. Chissà se Blanca abbia mai messo a fuoco che aveva questo in comune con suo padre. Chissà se lo abbia mai perdonato della sua decisione di andare via e di non essere un padre affettuoso. Chissà se, quando lei lo pensa , volge lo sguardo in alto, verso il cielo. Chissà se cambierà idea sul voler figli. O se capirà’ quanta maturità e responsabilità c’è nella scelta sua di non voler essere madre.  Blanca ha lasciato gli Stati Uniti anni fa. Quando le ho chiesto se pensasse di ritornare nella sua terra , mi ha detto di no, perché vivere li “it’s a lonely sacrifice” e forse la sua America è altrove.

Abbiocco 

I mesi estivi la forte calura pomeridiana mi porta ad abbioccarmi, anzi a collassare, sul divano. Mi addormento con la testa vuota, con il sottofondo sonoro della televisione. Puntualmente mi sveglio di colpo, con la sensazione della tua mano sulla mia. A quel punto mi prende un po’ di angoscia, perché so che quella mano, che non tocco da tantissimo tempo, io non la toccherò mai più. Mia nonna diceva che le montagne fra di loro non si incontrano mai, mentre le persone prima o poi nella vita si. Ma a me sembra che la vita con te appartenga ormai ad un sogno, ad uno spazio temporale che anche i ricordi faticano a collocare. E rivederti porterebbe ad un tumulto di emozioni che è meglio lasciare sopite. Così mi riaddormento, anche solo per 5 minuti, e con me questi pensieri.