Requiem e ricordi

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. Si celebrava il funerale di Donna Mimina. Un funerale sentito, meridionale, a cui partecipava tutto il paese.

Nonostante si fosse abbandonata da un bel po’ la pratica delle chiangimorti (le prefiche) le comari del paese si sentivano in dovere di versare lacrime copiose e rumorose. In fin dei conti era morta la Farmacista, che con il prete, il medico ed il sindaco, rappresentava l’eccellenza a cui riverire. Nei due giorni precedenti, la morta era stata esposta dentro casa, secondo sue indicazioni. Era stato allestito il letto con il corredo migliore e Donna Mimina deposta su di esso con la camicia da notte più bella. Doveva sembrare come se dormisse e si potesse svegliare da un momento all’altro. Infatti la Farmacista aveva dato disposizioni non la si toccasse per due giorni e due notti. Temeva o auspicava in una sua finta dipartita.

I paesani sfilarono di fronte a Donna Mimina incessantemente.

-Matonna quantu sta bella!

-Veti veti sta proprio serena.

-Quiddu sorriso che tiene. Si vete proprio che si è liberata dallu dolore!

-Nà nà ma che colorito, bella fatta proprio sta, Recchiem eterna.

Il tutto in una profusione di segni della croce, carezze e baci sfiorati alla morta, come da migliore tradizione meridionale.

In un angolo appartato sedeva Titino, il figlio di Donna Mimina. Le donne lo guardavano con compassione.

“Cummà” fece una donna all’altra, “ti ricordi a quannu nacque Titino? Era scuru e gnoro come nu topolino”.

“Ca secondo te mi possu scurdari?” rispose l’altra impettita. “La buonanima di Donna Mimina a quannu lu vite alzò le braccia e disse: Oh Matonna dei Cieli, quanto è brutto, copritelo con lu lanzulo che pare nu zucculone”.

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Un sogno di storia

Ripubblico un post di Walter Carrettoni, una storia che fa volare alte le emozioni.

“Voglio mettere subito le cose in chiaro.
Sono morto. E da un bel pezzo anche.
Ne parlo così, con leggerezza, appunto perché la cosa non mi pesa…”

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lestoriediwalter.wordpress.com/2018/03/09/sogni-doro/

Donne di domani

La piccola Rosa ha solo 4 anni e abita nello stesso palazzo di sua nonna e sua zia, novella sposa. Passa spesso i pomeriggi da lei, quando sua madre ha qualche impegno. Intelligente e vispa come solo le femminucce sanno essere, un giorno entra nel bagno, dove suo zio sta per farsi una doccia. Imbarazzato lui chiama la giovane sposa e le chiede di portare via la bambina. Quest’ultima, infastidita da tanta timidezza, esclama:”Uè bellò, che a me papà il pisello me lo fa vedere sa!”.

Oh mamma

Ho rovinato un bellissimo maglione nuovo. L’ho lavato seguendo le istruzioni della mia testa e non quelle della etichetta, che ovviamente avevo tagliato e gettato via. Mia madre mi aveva detto e ripetuto tante volte di usare il sapone specifico, bacinella adatta, temperatura giusta etc etc… Ma io ho ignorato. Risultato, il maglione si è così ridotto che può indossarlo un bebè.

Ora chi glielo dice a mamma! Già immagino la faccia alla teloavevodetto. Forse lo ricompro uguale, spendo un altro botto e così non se ne accorge nessuno.

Ma un momento! Ma quanti anni ho io? Ho ancora paura dei commenti di Mammà? Si, lo confesso. È inutile, si rimane figli a vita, pure se sei andato via di casa a 15 anni per esplorare il mondo da solo.

Ricordo mia nonna novantenne al telefono con mio padre sessantenne stagionato.

-Mamma, prendo le ferie e parto per un viaggio.

-Ihhhh, Pinuccio, e perché a mamma? Tutto questo spreco! Rimani a lavoro e sparagna quei soldi.

Mio padre puntualmente chiudeva la telefonata arrabbiato e col muso, come un bambino che non aveva avuto l’approvazione della mamma.

Nostro nipote

Caro Leo, tra qualche settimana verrai alla luce! Ci vogliono ancora due mesi in realtà, ma l’emozione fa accelerare i tempi. Ti stiamo aspettando con ansia da tanto. Avrai una mamma speciale, che sta affrontando sacrifici che avrebbero mandato in tilt molte donne. Dalla sua bocca mai un lamento, solo sorrisi invece. Tuo padre è l’esempio della premura di poche parole, ma, imparerai caro Leo, che sono solo i fatti a parlare. Le tue pazze “zie” siamo Katy ed io. Ti vizieremo e terremo a bada le ansie di mamma.
Ricordati che i genitori per troppo amore hanno spesso il dono della onniscienza. Significa che loro prima di te, penseranno di sapere quali sono le scelte giuste o sbagliate. Quelle di cui sarai orgoglioso e quelle di cui ti pentirai.
Ti dico una cosa nell’orecchio. L’unica esperienza che ti servirà, sarà la tua propria. Solo quella ti darà la saggezza acquisita sul campo. E sai quando avrà da insegnarti di più? Quando avrai sbagliato, quando vorrai tornare indietro e non potrai. E quando imparerai a non farti fregare da questo rimorso o quel rimpianto. Ed andrai comunque avanti. 
Ti aspettiamo!
Baci grandi, la zia.  

Quasi

Il titolo del blog quasi40anni ha aperto la strada al gioco del ‘quasi’. Al lavoro, ho personalizzato le tazze dei miei colleghi. La mia, va da sé, ha il logo ‘quasi40anni’. Il collega più istrionico ha la tazza ‘quasiquasi’. Riesce ad essere tutto lui, con quella faccia da schiaffi. Quando fuma la pipa e affumica le stanze, quasiquasi ti vien voglia di mandarlo a quel paese, ma poi si fa volere bene incondizionatamente. Per la mia collega, che tanto desidera un figlio, ho stampigliato sulla sua tazza ‘quasincinta’. L’idea è nata dal pensiero delle acque sacre miracolose. La ricerca di un figlio che non arriva, mette a dura prova anche i più stoici. Sarebbe bello affidare questo desiderio ad altre mani, che stanno più in alto di noi. Lasciare a loro il compito di forgiare il desiderio in realtà, quando il momento è ritenuto più opportuno. E lasciare a noi la leggerezza di pensare positivo. Chi vuole un figlio non insiste, cantava Pino Daniele, ma continuare a sperarci non può fare male.

Un titolo che non c’e’

Ci sono due bambini che svolazzano per casa. Lawrence ha otto anni, biondo come la sua mamma, sensibile e scapestrato. Ama fare tutto in fretta, e non importa se gli riesce male, l’importante è che l’abbia fatto e possa passare ad altro, ad altri giochi, ad altri svaghi. Anche lui è stato concepito in fretta, la notte del compleanno del suo papà. Un po’ di calcoli di matematica fatti male, nella furia degli abbracci e nove mesi dopo veniva alla luce lui. Quanta emozione provò sua madre nel sapere che le cresceva dentro. Era una morsa di piacere e paura. Paura di dire a sua madre che sarebbe diventata madre. Una madre forse non alla stessa altezza. Paura di rinunciare a tante abitudini. Ma che profumo di cose belle emanava questa pagnottella che cuoceva piano nel forno.

Montgomery ha solo un anno. Gattona dietro a suo fratello più grande. E’ stato un bambino voluto, con i conti di matematica fatti con rigore. E’ stato concepito la notte di Natale. A suo padre era stato imposto di “think pink”, pensare rosa, nella speranza che fosse femmina. Il mattino dopo, sua madre sentì chiaramente qualcosa crearsi una nicchia a destra nella sua pancia. Il ginecologo confermò più tardi che proprio li era avvenuto l’impianto.

Questa mamma è tanto amata dai suoi tre uomini. Non ricorda più nemmeno quali fossero i suoi sogni di ragazza, perché questo è l’unico modo possibile in cui lei, senza sapere, aveva desiderato fosse la sua vita. I suoi figli  giocano in salotto, lei prepara la cena e suo marito rientra da lavoro. Questa istantanea, che non esiste, le resterà per sempre fissa nella mente. Una immagine di come sarebbe stato, se la morsa della paura non avesse interrotto la logica naturale delle cose. Dedicato a M ed al suo lento perdono.