Aperture mentali e non solo

Come si racconta una storia che parla di sesso anale? Chissà. Inizio con il dire che non si dovrebbero giudicare i gusti sessuali altrui e forse nemmeno i propri.

Monica aveva conosciuto un suo collega di molti anni più maturo, sposato con figli. Il dottore in questione era probabilmente stato un ex belloccio da giovane, sul genere Nino D’Angelo versione caschetto dorato e occhio azzurro. Del resto era di Napoli pure lui. Al primo appuntamento, di fronte ad un piatto di culatello e pecorino, il dottore sensualmente aveva dichiarato che avrebbe fatto piangere la nostra Monica. Lei invece di scappare, gli aveva sorriso per mo’ di sfida. Ciò che eccita le persone è come il profumo: un gusto molto personale.

Sennonché il dottore aveva il chiodo fisso del sesso anale. E se vi è sorto il dubbio, no, non era un proctologo. Varie le titubanze di Monica come i suoi rifiuti: non l’ho mai fatto prima, farà male…

Ma un bravo medico, con “esperienza”, ha la soluzione quasi a tutto. Un giorno si è presentato con una scatola. Ne ha estratto una bustina sigillata, di quelle che si mettono in autoclave per sterilizzare gli strumenti chirurgici. All’interno di essa, di varie dimensioni e forme, dei dilatatori anali.

In apertura ho promesso non avrei espresso giudizi, ma d’ora in poi accertatevi sempre della bontà dell’autoclave usata dal vostro medico prima che vi metta qualche strumento in bocca.

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Quasi

Il titolo del blog quasi40anni ha aperto la strada al gioco del ‘quasi’. Al lavoro, ho personalizzato le tazze dei miei colleghi. La mia, va da sé, ha il logo ‘quasi40anni’. Il collega più istrionico ha la tazza ‘quasiquasi’. Riesce ad essere tutto lui, con quella faccia da schiaffi. Quando fuma la pipa e affumica le stanze, quasiquasi ti vien voglia di mandarlo a quel paese, ma poi si fa volere bene incondizionatamente. Per la mia collega, che tanto desidera un figlio, ho stampigliato sulla sua tazza ‘quasincinta’. L’idea è nata dal pensiero delle acque sacre miracolose. La ricerca di un figlio che non arriva, mette a dura prova anche i più stoici. Sarebbe bello affidare questo desiderio ad altre mani, che stanno più in alto di noi. Lasciare a loro il compito di forgiare il desiderio in realtà, quando il momento è ritenuto più opportuno. E lasciare a noi la leggerezza di pensare positivo. Chi vuole un figlio non insiste, cantava Pino Daniele, ma continuare a sperarci non può fare male.

Un titolo che non c’e’

Ci sono due bambini che svolazzano per casa. Lawrence ha otto anni, biondo come la sua mamma, sensibile e scapestrato. Ama fare tutto in fretta, e non importa se gli riesce male, l’importante è che l’abbia fatto e possa passare ad altro, ad altri giochi, ad altri svaghi. Anche lui è stato concepito in fretta, la notte del compleanno del suo papà. Un po’ di calcoli di matematica fatti male, nella furia degli abbracci e nove mesi dopo veniva alla luce lui. Quanta emozione provò sua madre nel sapere che le cresceva dentro. Era una morsa di piacere e paura. Paura di dire a sua madre che sarebbe diventata madre. Una madre forse non alla stessa altezza. Paura di rinunciare a tante abitudini. Ma che profumo di cose belle emanava questa pagnottella che cuoceva piano nel forno.

Montgomery ha solo un anno. Gattona dietro a suo fratello più grande. E’ stato un bambino voluto, con i conti di matematica fatti con rigore. E’ stato concepito la notte di Natale. A suo padre era stato imposto di “think pink”, pensare rosa, nella speranza che fosse femmina. Il mattino dopo, sua madre sentì chiaramente qualcosa crearsi una nicchia a destra nella sua pancia. Il ginecologo confermò più tardi che proprio li era avvenuto l’impianto.

Questa mamma è tanto amata dai suoi tre uomini. Non ricorda più nemmeno quali fossero i suoi sogni di ragazza, perché questo è l’unico modo possibile in cui lei, senza sapere, aveva desiderato fosse la sua vita. I suoi figli  giocano in salotto, lei prepara la cena e suo marito rientra da lavoro. Questa istantanea, che non esiste, le resterà per sempre fissa nella mente. Una immagine di come sarebbe stato, se la morsa della paura non avesse interrotto la logica naturale delle cose. Dedicato a M ed al suo lento perdono.

Desideri (tag)

Ho scoperto che non mi piace partecipare ai tag, ma quando a chiedermelo e’ Scrittore55 di https://ilbisognodiscrivere.wordpress.com, proprio non ce la faccio a dire di no. Follower a prima vista noi!

Le regole sono sempre le solite : ringrazia l’ideatore del tag, in questo caso https://raccontidalpassato.wordpress.com/, nomina 5 blog ed esprimi 3 desideri.

Io desidero:

imparare l’arte della accettazione, continuare a credere nelle stelle cadenti, e che le mie amiche partoriscano figli sani.

Auguro ad i seguenti blogger che i loro desideri possano avverarsi:

https://nazariadb.wordpress.com/

https://pietropontrelli.wordpress.com/

https://avvocatolo.wordpress.com/

https://lamelasbacata.wordpress.com/

https://suicideblondblog.wordpress.com/

Scatole

Mi accingo a trasferirmi in una nuova casa. Per l’esattezza è il mio 26esimo trasloco, per fortuna questa volta non internazionale. Tra i vari scatoloni, ho deciso di portare con me quello dei buoni propositi, come si fa a capodanno per l’inizio dell’anno nuovo. Questa è la prima volta che impacchetto così accuratamente qualcosa. Per esempio ci metto un maggiore senso di ospitalità, io che sono sempre insofferente alle visite lunghe. Poi ci porto la volontà di stabilità, il pensare che possa essere la dimora finale. Poi, la gioia di un letto a due piazze, dove dormire in diagonale e smettere di sognare di intersecare qualche retta, prima o poi. Questa volta le coordinate dei punti me le do da sola. Io, che sono sempre stata una frana in geometria…Di fronte a me ci sarà il nulla, solo colline e mare, qualche falco che vola basso e vuoti d’aria.

Intanto sento in testa la voce di Gerry Scotti che mi dice : È la casa definitiva ? L’accendiamo ?

Bonnie

I fairy knots sono dei piccoli nodi che si formano su di un solo capello. Si crede siano intessuti da abili mani di fata, di qui il nome.

Bonnie aveva tanti nodi, e non solo nei capelli. Spazzolava e spazzolava, ma succedeva solo che i nodi venivano al pettine. E poi? Tagliarli? No, troppo drastico. Ammorbidirli? Eh, magari!

Poi, una notte, capitò che il cielo stellato ne sciolse uno. Piano piano…

Corpi celesti 

Asteroide fuma 57 sigarette al giorno. Appoggiato al muro di casa sua, al piano terra, fantastica su come avrebbe voluto vivere la vita. Fantastica su come la sua vita sarebbe stata se non avesse mai fatto il servizio militare. A suo dire, sotto le armi, ha perso qualche rotella del carro. Il suo è un percorso interrotto, ma lui ancora non l’ha messo a fuoco. Mi chiede spesso se le terapie a lui prescritte possano ridargli una vita normale. Ma le sue sono dosi massicce, affinché lui la vita non tenti di togliersela più. Si avvicina preceduto da una nube di fumo :” dottoré ma l’inalatore con gli asteroidi mi cura l’asma ?”. Mi strappa un sorriso e penso a come sarebbe bello se tutti i corpi celesti potessero venire in suo aiuto.