Everybody loves somebody sometime

Con finto stupore apprendo dal mio amato tabloid inglese, The Daily Mail, del fidanzamento ufficiale della principessa Beatrice. Il primo pensiero, per ognuno c’è qualcuno sempre. Il secondo, i soldi riescono a comprare anche i fidanzati carini. Il terzo, sono veramente una donna così acida? Il quarto, evidentemente si, ma tanto sarei andata all’inferno comunque per peccati ben peggiori.

C’è una notevole disparità estetica tra i due fidanzati. Lui un tipo efebico con belle proporzioni facciali. Lei brutta che non c’è aggettivo che possa alleggerire all’occhio questa infausta evidenza. Per solidarietà femminile ammetto che almeno ha le caviglie sottili. La mia teoria è sempre stata che una bella pelle in viso e gambe magre sono lo stretto necessario verso la bellezza, la principessa le ha entrambe ma qualcosa è andata storta qui.

Il  confronto con le più avvenenti cugine acquisite non è clemente ma di una cosa Beatrice può essere certa, il suo sarà il marito più carino. Credo che la metà del suo sangue italiano si sia diluita nella lunga frequenza di scuole e ambienti inglesi, quindi sarà poca la parentela che l’Italia acquisirà con i Royals.

Ho vissuto tanti tanti anni a Londra, a saperlo prima dell’amore dei reali per noi commoners, un principe me lo sarei infiocchettato pure io!

 

Il pensionamento di Dio

Era notte fonda quando iniziò l’apocalisse. La terra cominciò a girare forte, i cieli si aprirono, gli angeli cascavano giù, i venti sollevavano ogni cosa. Anche i più piccoli insetti erano travolti. Nessuno era risparmiato. Un turbinio di tutto, una grande centrifuga in cui erano mescolati carcerati e preti, puttane e suore, bambini e vecchi. Ognuno era sotto accusa, ognuno aveva commesso una colpa, anche i neonati erano macchiati del peccato originale.

Il mattino dopo, tutto si placò, nessuno ricordava chi fosse, da dove venisse, che cosa facesse o cosa gli appartenesse. Solo i santi lo sapevano e ogni santo tornò alla sua chiesa di pertinenza. San Pietro a Roma, San Francesco ad Assisi , Santo Antonio a Padova e via dicendo.

Regnò temperatura mite ovunque, da polo nord a polo sud. Non ci furono più malati, non c’erano più mestieri o professioni. Nessuna regola da dettare o da seguire, regnava il buon senso. Persino le mosche avevano capito che a loro spettava ronzare sui prati o sopra gli escrementi, senza infastidire altre creature viventi. Dio andò in pensione. La bontà era ovunque quindi non c’era più ragion d’esser per l’opposto del male, che era stato spazzato via. Ognuno credeva in sé e negli altri come parte di sé.

Si scoprì che le anime delle creature erano sempre state le stesse, da migliaia di secoli a questa parte. Si reincarnavano all’infinito, rinnovando senza fine il miracolo della vita e il suo entusiasmo. Ci si rincontrava a ogni turno, allacciando relazioni volta in volta diverse. Le anime originariamente facevano parte di un intero, che si spezzettò e diede loro origine. Pezzi di anime adiacenti rimanevano per sempre unite e vicine in ciascuna reincarnazione. Sparì così la paura della morte.

Fu buona cosa il pensionamento di Dio.

L’amore ai tempi della pezza

In alcune parti del Meridione l’organo riproduttivo maschile viene chiamato pizza. Questa informazione è necessaria per capire quanto successe nei primi anni del ‘900 in un paese del sud. Si racconta di una giovane ragazza che stava poco bene da tempo. Sua madre la portò dal medico condotto che era originario del Veneto. Questi disse che la giovane era incinta. Enorme fu lo stupore della madre, convinta come era della illibatezza di sua figlia. La donna non si dava pace su come ciò fosse potuto accadere. Suggerì al dottore che la colpa fosse stata della pezzuola, usata da tutti in famiglia, inclusi gli uomini, per pulirsi dopo il gabinetto. La pezza appunto. Il dottore spazientito le rispose in dialetto veneto: “Orcocàn Sióra, chi nò è question de pèza, è question de pizza!”.

Buonanotte

L’amicizia era nata casualmente dopo una serata in compagnia. Erano seguiti pochi incontri nell’arco di tanti mesi. Era stato da poco lasciato e si sentiva ancora sotto schiaffo. La prima volta che ci vedemmo da soli, fu a casa mia per un caffè. Mi sembrò un incontro da agenzia matrimoniale, con tanto di presentazione: era molto coccolone, la compagna era il perno su cui far ruotare la sua vita, voleva una famiglia, amava condividere hobby e tempo e spazi. Insomma, una pera matura pronta per essere raccolta e messa a sciroppare. E per giunta sul divano di casa mia. Quando si dice che l’amore ti viene a bussare alla porta…

Col tempo il suo cuore infranto aveva ripreso a pulsare, ma era una sensazione che bisognava consolidare con pazienza. Ed io ne avevo a secchiate, giusto?

Mesi dopo, si organizzò un dopocena in terrazza da me. Voleva venire a darmi la buonanotte, testuali parole. A farci compagnia le stelle e la luna. Il bagliore delle candele di citronella (la scusa delle zanzare mi era servita a creare l’atmosfera senza scadere nei pateticismi rosa infiocchettati comuni a molte donne). La valle illuminata da luci distanti e tremule.

Quella notte sono andata a letto senza bacio, come tutte le notti precedenti e quelle successive.

Ai tempi miei, si indossavano jeans con cerniera a doppia mandata e pullover a girocollo per contenere le mani insolenti dei giovanotti. Oggi queste mani non sai neppure come rianimarle. E pensare che per non inibirlo mi ero sforzata tutta la serata di non dire cose intelligenti!

Venere

“Sotto l’albero di ulivo, l’ultimo a destra vicino al muretto a secco.”

Non ho mai capito cosa volessero dire queste parole. Avevo pensato a qualche indicazione per il contadino, magari per una potatura. O forse era per il muratore, una riparazione alla recinzione. Chissà, ma il foglietto di carta era azzurro e ripiegato con cura, una bella grafia e custodito dentro le pagine di un libro.

Avevo trovato questo e altri oggetti nella casa di campagna che avevo appena acquistato da una signora svedese. Una donna sull’ottantina, con i capelli bianchi lunghi e la pelle macchiata dal sole. Aveva vissuto in Africa, cambiato diversi mariti alla velocità delle gazzelle. Si diceva fosse brava a rubare i mariti delle altre, che non avevano voluto seguire i compagni nelle missioni civilizzatrici nel continente nero. Voce suadente e movimenti pacati che avranno dato sollievo a tante fronti sudate e desiderose di compagnia. In ultimo si era ritirata a vivere da sola sulle colline italiane, tra enormi distese di ulivi secolari e terra color ruggine.

Anni fa, una notte, queste terre si sono illuminate di torce enormi di fuoco. Avrebbe potuto essere uno spettacolo maestoso se a essere incendiati non fossero stati questi ulivi millenari. Lì vicino al muretto a secco sono però rimasti i resti di quell’ultimo albero di ulivo a destra.

Ho scavato tutto attorno alle radici ed ho trovato una scatola di latta arrugginita di pepparkakor svedesi. All’interno una bustina di plastica conteneva un foglio di carta azzurro.

“In questi anni di solitudine, senza nessun uomo al mio fianco, sto riassaporando un frutto preziosissimo dell’albero della vita. Si chiama libertà…e ha il sapore delle albicocche. E sento di essere arrivata senza nemmeno essere venuta.”

(Ndr.Il libro di cui sopra era una copia senza copertina de Il delta di Venere di Anais Nin)

Dare i numeri 

Gli inglesi dicono “be careful what you wish for”, che significa fare attenzione a cosa si desidera. Perché se poi si avvera…

Presa dalla mancanza della mia Inghilterra, dalla foga della brama e dalla fuga di maschi veri, ho espresso un desiderio. Di ritorno al mio eremo sulle colline, c’è una bella strada tortuosa, con le stazioni della Via Crucis. Sono colonne antiche, essendo questi luoghi di pellegrinaggio fin dal XII secolo.

Ho percorso questa strada svariate volte, ed ad ogni stazione si è levato come una preghiera il mio desiderio: Mandami un fidanzato inglese!

Qui serve una piccola digressione. La mia preferenza per l’uomo inglese nasce dal fatto che ne capisco meglio le dinamiche mentali. “He, the man” ti chiede un incontro a due. Se è andata bene, il passo successivo è l’uscita con i suoi amici. Se superi il test, c’è poi l’incontro con i suoi genitori. Di lì a poco segue la convivenza e dopo un anno la proposta di matrimonio. È una strada liscia, senza svincoli o incroci pericolosi.

L’uomo italiano invece ti frequenta per un tempo indefinito, ti manda i saluti della mamma per telefono, si fa preparare le lasagne la domenica e poi, dopo un anno o più, ti dice che non sa che vuole. E tu ti senti persa per strada, anzi ti rendi proprio conto che su quella strada tu non c’eri mai stata.

Quante possibilità ci potevano essere che il buon Cielo riuscisse a trovarmi un english boyfriend in territorio italiano? Insomma l’inglese mi ha trovata, mi ha pure invitata a cena. Non gli pareva vero di aver conosciuto una bella polpettina di 40 anni che ne dimostra 20… Peccato io non possa dire lo stesso dei suoi 50 (forse 60?) anni. L’incontro con i suoi genitori non ci sarà e non solo perché loro ormai non ci sono più!

Oggi ripercorrerò la Via Crucis con un numero in testa: l’età massima del mio futuro english man…ma sento che sono sulla giusta strada!

Sana e robusta costituzione 

50 sono le sfumature di grigio della biancheria di Lulù. Originariamente comprate nel colore perla mélange, le mutande sono state vittime di bucati occasionati ed incontri sfigati, così come lo è stata la loro proprietaria. Lulù sostiene che i contatti più intimi avvenuti ultimamente, siano stati solo con i tampax. La prospettiva della menopausa la avvilisce quindi in doppia misura. Mi ha raccontato del suo trombamico Luca. Non aveva capito fosse tale, fino a quando lui non le ha detto di essersi iscritto ad un sito di incontri. In buona sostanza, voleva fare sesso con lei ma innamorarsi altrove. Aveva sentito l’urgenza di renderla partecipe di questa ricerca d’amore, per un senso di giustizia e onestà, a suo dire. 

Poi aveva preso a frequentare un pompiere, di scarsa cultura ma dal gran pollice verde. Un figo della madonna a quanto pare, che i fuochi li attizzava più che spegnerli. Abbagli di amore e fiorellini in giardino, fino a quando Lulù aveva capito che i selfie che lui si faceva in mutande davanti allo specchio, non erano destinati solo a lei, ma anche ad un folto stuolo su internet. Così era caduto anche l’ultimo baluardo. Quello di credere che magari uno scugnizzo potesse essere un amante più grato. 

Lulù non si è fatta mancare nulla e ci ha provato veramente con tutti, come elenca il terzo articolo della Costituzione, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 

 

Tutto fumo e niente arrosto 

Avevo preso a frequentare il classico bravo ragazzo, di buona famiglia. Leggevo giubilo negli occhi di mia madre ed orgoglio in quelli del babbo, “dopo tanti coglioni, finalmente hai messo la testa a posto”. Anche per la più trasgressiva delle persone, avere i venti a favore alleggerisce il viaggio.

Lui abitava parecchio lontano, oltre i 1000 km di distanza. Una dura prova per il mio portafoglio forse, ma non per la mia buona volontà. Andavo sempre io da lui, nella grande città. Logisticamente più facile ed anche un modo per ritornare al mondo civilizzato, visto che avevo ripreso a vivere nel paesello.
Lui professore universitario, un grande cranio calvo, a forma di vassoio sulla nuca( potevi appoggiarci sopra un calice e rimaneva in piedi) e dal contenuto vasto. Spaziava dalla musica da camera per violino alla anatomia uterina dell’opossum, senza soluzione di continuità .

Un giorno rimasi sola a casa del Prof, preparavo la cena e mi serviva una tovaglia. Sapevo che le teneva nel comó del salotto. Nel cassetto, tra le varie cose, c’era un boccaccio con dell’origano selvatico. Una specie rara, di quelle che vagamente ricordavo di aver visto al corso di botanica, anni prima .
La nostra liaison si concluse tempo dopo a causa di divergenze inconciliabili. Durante il viaggio di ritorno in aereo, pensavo alle ragioni, che papà avrebbe chiesto, per aver fatto fuori questo scienziato. Mi venne allora in mente di raccontargli la storia dell’origano selvatico. La presi da lontano.”Babbo, ricordi che all’università all’esame di botanica presi 18? Beh vedi, mi sembrava origano, ma era un altro tipo di erba papà. Il Prof è ateo, ma crede ferventemente nella Maria…”

Caro

Zia diceva che sembrare più giovane sarebbe stata una sfortuna. Infatti…Ci sono delle decisioni che so di dover prendere. Una di queste è porre fine a questa frequentazione che tanto mi stava piacendo. Non è masochismo il mio, ma i dieci anni che separano le nostre età hanno un peso. Ancora piccino, ma diventerà grande. Il pensiero di non averti mi rattrista, come pure quello del tempo che ci vorrà per abituarmi al senza te. Lucio Dalla direbbe che c’è un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento, per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento. È infatti pesante che mi sento. Potrei volarti ancora un po’ nella mano, ma credo sia meglio andar lontano.