Le Grand Meaulnes

Ci sono amicizie che non conoscono l’imbarazzo della assenza. Non ti vedi per 20 anni e poi, quando succede, la chiacchiera è intima e fluida come se non si fosse mai interrotta. L’altra notte ricevo un messaggio da una amica “ritrovata”, un messaggio che riprende un discorso mai finito forse. Eccolo:

Allora: punto 1.W l’amour e W la leggerezza consapevole delle gioie del corpo!

punto 2. Sono al mare, a Palermo, e penso di comprare un faro!!

punto 3. È fico che ci conosciamo da un sacco di anni e possiamo parlare di cosmetica e letteratura come non facevamo da ragazzine…e’super!

punto 4. Baci!

Ho risposto :

Credo che gli affetti che nascono da piccole, per quanto non consapevoli, conservino sempre un calore ed una familiarità senza pari. Nonostante il tempo. Sei sempre stata originale, in tutto, e la scelta del faro ha una luce tutta sua che ti rappresenta. W non solo l’amour, ma tutti gli amori che se ne fregano delle convenzioni sociali. Un bacio grande!

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Buio pesto

Incontro al buio numero tre. Questa volta ringrazio il cielo di non aver parlato a questo ragazzo del mio blog, almeno potrò scrivere in libertà. La mia cara amica S. ha una missione nella vita: presentarmi ogni collega del marito, nella speranza, o certezza secondo lei, che prima o poi mi farà accasare. Come al solito, al suo impegno e buona volontà non so dire di no. Ieri sera è stato l’incontro più disastroso. Ringrazio nuovamente il cielo di non essermi lavata i capelli, almeno mi sono risparmiata la pena della messa in piega, con il caldo che fa.Il povero candidato è arrivato un po’ sudaticcio. Dopo cena, una pizza da 7 euro per l’esattezza, mi ha detto che non ce l’avrebbe fatta a pagare anche per me. Aveva dovuto mettere la benzina alla macchina ed era un po’ al verde. “Figurati” gli ho detto, “avevo già in animo di offrire io visto la traversata in macchina che hai fatto per venirmi a trovare”. Non ho finto educazione, era pura pietà la mia. Garbatamente, a fine serata (si vedeva ancora quasi il tramonto per l’urgenza che avevo di porre fine al supplizio), gli ho detto che forse non c’era stata nessuna scintilla. È rimasto in silenzio, per dieci infiniti minuti. “Scusami, sono un po’ turbato in questo momento” ha detto. Vedessi io, volevo gridare!
A quanto pare c’è ancora un ragazzo che S. vuole presentarmi. Questo è l’ultimo, ha giurato. Ci vado non tanto per lui, quanto per visitare l’Expo prima della chiusura. Questa volta però non mi faccio fregare, come dicono al Sud, ci vado già mangiata!

Compagni

Rimpatriata, la prima, con i compagni di liceo. Sono passati 20 anni dal diploma. C’è stato tanto affetto nel riabbracciarsi e tanta sorpresa nel sentire i racconti di vita di molti. Barbara è diventata mamma con la sigaretta in bocca. All’epoca perdeva per strada libri e penne, oggi ogni tanto perde di vista suo figlio che riacciuffa all’ultimo secondo prima di qualche improbabile volo.

Anna è rimasta vedova, marito suicida che ha lasciato dietro di sé un figlio di pochi anni e tanto dolore. 

Dani, divorziato da moglie bipolare che portava a casa uomini alle tre di notte per poi non ricordarsene il giorno dopo. Due bambini, affidati a lui, di cui uno autistico. 

Nessun disoccupato, tante carriere interessanti, come quella di Fabio che lavora alla Scala. 

“I buoni rideranno e i cattivi piangeranno, quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle ed io?…io speriamo che me la cavo.” ( dal film “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller )

Ghiaccio bollente 

No, non è un titolo sexy di un argomento caldo. Dopo qualche reazione avversa a Và…laGina,solitaria , ho capito che è meglio lasciar perdere e dedicarmi ad argomenti meno mondani.

Per natura ho una climatizzazione corporea “bipolare” , ma l’ho capito solo oggi. Eternamente infreddolita d’inverno, sono solita andare in giro con la borsa dell’acqua calda. Mi accompagna al cinema, in macchina, alle cene con amici, ad eccezione di quelle con papabili candidati maschili. D’estate la storia cambia e mi accompagno ad un bicchiere con del ghiaccio dentro. Lo mastico e prima o poi mi partirà un molare.

Oggi son stata fermata sotto casa, come di consueto , da Asteroide ( in merito ricordo il post Corpi celesti ).Più agitato che mai, mi dice che ha smesso di prendere tutti i suoi psicofarmaci. Ho storto il naso e detto che ha fatto male. Mi ha guardata, con il suo solito sguardo penetrante : ” Dottoré pure tu sei un poco strana ad andare in giro col ghiaccio, le vuoi tu le mie medicine? “

L’America

Avevo 16 anni quando ho conosciuto Blanca. Frequentavamo lo stesso liceo, a Chicago, io all’ultimo anno, lei al penultimo. C’era sempre tanto affetto a casa sua per me. Li mi sentivo a mio agio, nonostante la confusione di fratelli, un cane, un gatto, uno zio originale che stava lì con loro. Io, che venivo da una casa enorme, abitata da tre anime silenziose, inclusa la mia. Blanca invece si sentiva non benvoluta, non compresa. Si era così sposata a 20 anni, un matrimonio sfarzoso che non desiderava.

La sua vita è stata un susseguirsi di relazioni finite troppo presto. Come quella con suo padre. Chissà se si sentiva non benvoluto e non compreso pure lui. Chissà se Blanca abbia mai messo a fuoco che aveva questo in comune con suo padre. Chissà se lo abbia mai perdonato della sua decisione di andare via e di non essere un padre affettuoso. Chissà se, quando lei lo pensa , volge lo sguardo in alto, verso il cielo. Chissà se cambierà idea sul voler figli. O se capirà’ quanta maturità e responsabilità c’è nella scelta sua di non voler essere madre.  Blanca ha lasciato gli Stati Uniti anni fa. Quando le ho chiesto se pensasse di ritornare nella sua terra , mi ha detto di no, perché vivere li “it’s a lonely sacrifice” e forse la sua America è altrove.

Corpi celesti 

Asteroide fuma 57 sigarette al giorno. Appoggiato al muro di casa sua, al piano terra, fantastica su come avrebbe voluto vivere la vita. Fantastica su come la sua vita sarebbe stata se non avesse mai fatto il servizio militare. A suo dire, sotto le armi, ha perso qualche rotella del carro. Il suo è un percorso interrotto, ma lui ancora non l’ha messo a fuoco. Mi chiede spesso se le terapie a lui prescritte possano ridargli una vita normale. Ma le sue sono dosi massicce, affinché lui la vita non tenti di togliersela più. Si avvicina preceduto da una nube di fumo :” dottoré ma l’inalatore con gli asteroidi mi cura l’asma ?”. Mi strappa un sorriso e penso a come sarebbe bello se tutti i corpi celesti potessero venire in suo aiuto.

Segnali di fumo 

Ho un amico immaginario, di cui non conosco il volto, la voce, l’odore . Conosco i suoi problemi , le sue ansie, le sue speranze. Conosco i suoi pensieri. Spesso gli parlo di me, mi aiuta a vedere le cose con la sua prospettiva. Me lo immagino un po’ chiuso, taciturno, ma se lo chiami in questione per le cose di “spessore”, la sua parlantina diventa sciolta come burro. E poi si scusa se ha fatto la parte del santone indiano, del guru della saggezza . Si chiama M. e non è un nome di fantasia , perché M. esiste per davvero da qualche parte nel mondo e quando lo cerco via etere, arriva sempre la sua nuvola di fumo.