Pinuccio

Per un poppante non c’è nulla di più bello di un capezzolo roseo e spumoso di latte. Pinuccio ne sapeva qualcosa. Primo figlio di Teresa, per sei lunghi mesi si attaccò a quelle succulenti tette venate di azzurro.

La manna gli venne proibita quando Teresa rimase incinta per la seconda volta. Pinuccio si disperava e strillava così forte che la tetta veniva rimessa a sua disposizione per quietarlo. A nulla valsero i tentativi di intingere il capezzolo nel succo di limone o aceto. Pinuccio ciucciava tutto ma la gravidanza proseguiva e bisognava svezzarlo.

Un mattino di grande appetito, la boccuccia aperta e le manine bramose, Pinuccio in grembo alla mamma aspettava la sua poppata. Teresa slacciò il reggiseno e mise di fronte al figlioletto il capezzolo nero, tinto col carbone.

Sono passati 73 anni e Pinuccio ancora non riesce a bere il latte.

Sputo, scopino e pennello

La mia esperienza con le signore di servizio ha avuto fortune alterne.Quando avevo circa 2 anni, in casa ci aiutava Erminia. Il suo compito era badare a me e rassettare la casa quando mamma non c’era. In quel periodo si dovette fare dei lavori di intonaco, così si chiamò Giovanni il pittore. I due, con me piccina, passavano la mattinata da soli in casa. Tempo dopo, a gesti e suoni gutturali, feci capire a mamma che Erminia “tirava” la barba di Giovanni e a lui ridendo scappava di mano il “pennello”… Cuore di mamma licenzio’ entrambi in tronco e mi iscrisse all’asilo.

Diversi anni dopo, durante il mio soggiorno a Firenze, fu la volta di Viorika. Trovai il suo annuncio sul giornale locale. Mai vista prima e pagata a nero, iniziò a lavorare per me e per il mio compagno di allora, un ufficiale ligio alle regole che odiava l’evasione fiscale. Fissato con la sua uniforme, desiderava le camicie stirate a puntino, spalline per i tubolari e taschini lisciati a perfezione. Un giorno incredulo mi chiamò al lavoro per dirmi l’accaduto. Era rientrato a casa prima del previsto per un fuggifuggi al bagno. Nemmeno la potenza della diarrea e i calzoni abbassati poterono impedirgli di fermarsi a vedere la scena. Viorika era li che stirava le pregiate camicie e per inumidirle si aiutava con un bicchiere d’acqua che beveva e a mo’ di spruzzino sputava sulla stoffa. Diceva che era usanza di Romania e tuuutte donne fare così. 

A Londra non andò meglio. Si alternarono Giusele e Rocio, entrambe brasileiras. 

La prima mi dette un colpo al cuore quando la trovai a lavare lo scopino del wc nel lavandino dei piatti.

Rocio invece utilizzava la cucina per cose diverse. Rientrando da lavoro ad un orario insolito, la trovai piegata sui fornelli, mentre un tipo dietro di lei evidentemente le accendeva la fiamma. Corse via gridando vergüenza! vergüenza! Non l’ho mai più vista. 

Mandorle e melagrane 

Quando arriva questa stagione, penso alla nonna che sbucciava le melagrane, raccogliendo i semi rossi in un boccaccio solo per me. Stessa cosa faceva con le mandorle. “Cazzate” ad una ad una pazientemente, con una pietra nell’orto di casa e private della pelle. E poi la puccia, una focaccia sfornata fresca per la merenda del pomeriggio, che nel suo vecchio tegame poroso per l’usura, aveva il sapore di cose antiche. Era l’unica che di nascosto mi faceva bere il caffè, veleno a me proibito in quanto troppo eccitante per una bambina già di suo molto eccitabile. Infatti quando sono andata via di casa a 16 anni, lontano dal controllo dei miei, ho fatto overdose di caffè, non alcolici. La caffeina mi fece palpitare il cuore all’impazzata per oltre 12 ore.

Nonno la adorava, con il pudore e la ritrosia delle persone di una volta e pendeva dalle sue labbra. In vecchiaia passava spesso i pomeriggi a letto e quando li andavo a trovare, mi stendevo affianco a lui. Una volta gli dissi: “Nonno, vuoi venire di la con noi in salotto?”. E lui: “Va a dimanni alla nonna, m’agghia anzà o m’agghia sta curcatu?” ( Va’ a domandare alla nonna, mi devo alzare o devo rimanere coricato?)

Bianco rosso e verdone

Toni era un ragazzo in carne. Due cosce solide sulle quali si ergevano imponenti chiappe. Su di queste un giorno apparve un enorme brufolo, rosso e gonfio. Era in realtà una cisti sebacea, un groviglio di peli e sebo, vicino alla linea che delimita le natiche. La cisti venne incisa più volte per farla spurgare, ma niente, andava rimossa. A nulla valsero le medicazioni della giovane e santa fidanzata. Toni trovó un eminente dottore al capo opposto d’Italia per farsi operare e partí con la sua lei. Le natiche vennero deterse, rase, e si poté ammirare pure qualche buchino di cellulite. La parte mirabile di questo racconto fu il viaggio di ritorno a casa. Il dottore ritenne opportuno non suturare la ferita, anzi volle tenerla aperta con della garza. Il papà di Toni dovette quindi andar a prendere il figlio dolorante in macchina. Il paziente venne sistemato prono, sul sedile del passeggero anteriore reclinato, con i cuscini sotto il pelvi, per mantenere il culo a poppa. La fidanzata seduta dietro, gli teneva la mano per sostenerlo nel dolore. 1000km in autostrada viaggiando così, tra i lamenti di Toni, le garze imbibite di mercurocromo, i tir che smanettavano di clacson e gli automobilisti in sorpasso sganasciati dalle risate, che manco gli emigranti dalla Germania! Quella (ex)fidanzata ero io…

Pillola

Dottorè, madonna, mamma si è dimagrita, andava 70 chili mó ne va 30. Poi tiene sempre sta pungitora allo fegato. Siccome che dice che tiene il polipo alla pancia, ho pensato io: vuoi che i tentacoli non sono arrivati a tutte parti e pure la? 

Ovviamente 

Cosa penso degli uomini che vanno a prostitute? Che sono dei porci, degli schiavisti, degli amorali. Conosco uno di questi suini che più volte l’anno fa dei sex tour in Asia. A qualcuna di queste prostitute paga pure l’affitto. In base a quale principio? A quello di chi lo soddisfa di più, ovviamente. L’ultima fortunata è stata questa ragazza, a cui il suino ha garantito 4 mesi di affitto poiché è venuta 5 volte ed urlando. Ovviamente tutti orgasmi veri, perché sia mai un uomo vero non riconosca una donna che finge da una che non lo fa. Specialmente a pagamento poi. Infatti il suino è un uomo esperto, ma così esperto che non ha saputo distinguere una donna da un trans, dopo che quest’ultima/o gli avesse fatto una fellatio.

Ovviamente la prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma non siamo più al tempo di Barabba e Maddalena e finché la mentalità rimarrà questa, il mondo rimarrà un posto antico, stantio, pieno di fetori e miasmi. 

Il suino mi ha accusato di essere una donna occidentale e di non poter capire certe cose. So solo che nessuna ragazza di 15, 20 o 30 anni andrebbe a letto con un porco di 40 anni più vecchio, se potesse soddisfare i suoi bisogni primari di vita con un lavoro decente. Ovviamente. 

N.d.A

Pensavo che la maggior soddisfazione nello scrivere il blog è quella di esser letta dai soliti, costanti, affettuosi lettori. Siete sempre gli stessi, non mancate mai. Non farò i vostri nomi perché rispondete sempre all’appello! E quanto mi piace come scrivete e come pensate! Sono i vostri commenti e la vostra presenza a dare un senso a quasi40anni. Grazie.

Elementare

Pubblico un temino di scuola elementare, frutto di riflessioni della figlia di una mia amica.

Traccia:
Racconta perché l’igiene personale è importante.

Svolgimento:

Io ho pensato a una cosa che mi ha raccontato la mia bisnonna. Lei conosceva una signora, che in realtà era una sua mezza parente perché aveva sposato suo suocero vedovo. La nonna diceva però che era una parente veramente alla lontana. Mi ha spiegato che preferiva dire così perché quando erano nella stessa stanza, mia nonna voleva sedersi lontano da lei. Questa parente puzzava. Puzzava di un odore che pure veniva da lontano. Un odore di stalle e pecorelle, di quelle parti nascoste che non si fanno vedere. Ecco perché per me l’igiene è mettersi il borotalco sulle parti molli, così le persone possono sedersi vicino a me. 

Mario in croce

Anni fa conobbi Mario a Firenze, eravamo dapprima solo colleghi di lavoro, poi diventammo grandi amici. Una amicizia che non si è smagliata mai nel tempo e nella lontananza. Sposato in seconde nozze, aveva detto chiaro e tondo alla moglie : “puoi farmi mancare thutto, il cibo, il buhato e la hasa puliti, ma la thopa non mi deve mancare mai” . Credo che a senso si riesca a capire quello ho tentato di riportare con accento toscano.

Purtroppo, al nascere della loro primogenita, la promessa non venne mantenuta e la sua compagna si trasformò da moglie in mamma.

Mario abitava fuori Firenze, passava le pause pranzo in città, prima del turno pomeridiano. Aveva una amante, una bella signora che spesso si presentava al nostro posto di lavoro e quando io mi distraevo, lei, lesta, si sollevava la gonna e mostrava a Mario la thopa ignuda. Un piccolo eccitante preliminare, che infuocava l’attesa del famoso venerdì, giorno in cui la pausa pranzo nutriva sia la carne sia lo spirito.

Dopo uno di questi consueti incontri, Mario torno’ a lavoro come colto da una estasi divina. Avevano trascorso il loro momento di passione in una casa antica, prestatagli da un amico. In camera da letto, di fronte all’alcova, era appeso un grande crocifisso rinascimentale di rara fattura. Mario mi raccontò che al culmine del piacere, questo crocifisso immenso, enorme, prese a pulsare. Questo episodio lo lasciò stordito per qualche giorno.
Mesi più tardi, i due amanti tornarono nello stesso appartamento. Quando Mario venne a lavoro quel giorno mi disse :”te ti rihordi quel crocifisso appeso al muro? Quello grande quanto tutta la parete? Beh era una hosa minuscola hosì!”

Cchiú 

Conosco una certa Titti. Da giovane faceva la signora delle pulizie, ma aiuta ancora adesso il parroco a tenere in ordine la sagrestia. È una donna dalle forme morbide. Un gran seno ormai sceso, ma ancora orgoglioso, che le è valso il nome di Titti tutta tette. Due cosce possenti tra le quali non si insinua nemmeno un filo d’aria. È proprio per quest’ultimo motivo che è venuta a vedermi. ” Dottoré, tengo le cosce arrossate, sfriculano quando cammino. Vado un poco crossa, lo so che dovrei timagrire, ma a mangiare mi piace assai. Mi piacciono tutte le cose di sta terra, mannagghia, ma a ‘quei’ piaceri non ci penzo cchiú…”

Mentre Titti parla, mi viene in mente la barzelletta della anziana signora con i capelli bianchi che va dal ginecologo. Il dottore la visita e le chiede stupito come mai abbia i peli del pube ancora folti e neri. La vecchia donna, portandosi una mano alla testa, risponde:” Eh dottó, vuoi mettere li penzieri che mi ha dato questa e li piaceri che mi ha dato “quest’altra”?! 
Forse Titti legge nei miei pensieri perché inizia a raccontare che l’altro giorno han bussato a casa sua due rappresentanti di aspirapolvere. ” Sciatavinni, andatevene, io non ci apro la porta a nisciuno, in questa casa è una vita che non si scopa cchiú! “.