Un bicchiere d’acqua 

Una anziana signora oggi mi ha detto: “Dottorè, trovati un marito se no chi ti deve portare un bicchiere d’acqua a letto quando sei vecchia?”. Giusto, non lo so, forse mi munirò di cannuccia e bottiglia sul comodino, o magari pagherò una qualche Ecaterina o Svetlana di Latvia.
Non credo si possa essere di bocca buona nella scelta di un compagno, solo per mettere a tacere un senso di solitudine incombente. Ci deve essere comprensione ed una qualche misura di adattamento, perché i partner azzurri non esistono se non sul campo di calcio. Ma trovare la compagnia senza aver trovato un buon compagno non sembra un buon compromesso.

Dare i numeri 

Gli inglesi dicono “be careful what you wish for”, che significa fare attenzione a cosa si desidera. Perché se poi si avvera…

Presa dalla mancanza della mia Inghilterra, dalla foga della brama e dalla fuga di maschi veri, ho espresso un desiderio. Di ritorno al mio eremo sulle colline, c’è una bella strada tortuosa, con le stazioni della Via Crucis. Sono colonne antiche, essendo questi luoghi di pellegrinaggio fin dal XII secolo.

Ho percorso questa strada svariate volte, ed ad ogni stazione si è levato come una preghiera il mio desiderio: Mandami un fidanzato inglese!

Qui serve una piccola digressione. La mia preferenza per l’uomo inglese nasce dal fatto che ne capisco meglio le dinamiche mentali. “He, the man” ti chiede un incontro a due. Se è andata bene, il passo successivo è l’uscita con i suoi amici. Se superi il test, c’è poi l’incontro con i suoi genitori. Di lì a poco segue la convivenza e dopo un anno la proposta di matrimonio. È una strada liscia, senza svincoli o incroci pericolosi.

L’uomo italiano invece ti frequenta per un tempo indefinito, ti manda i saluti della mamma per telefono, si fa preparare le lasagne la domenica e poi, dopo un anno o più, ti dice che non sa che vuole. E tu ti senti persa per strada, anzi ti rendi proprio conto che su quella strada tu non c’eri mai stata.

Quante possibilità ci potevano essere che il buon Cielo riuscisse a trovarmi un english boyfriend in territorio italiano? Insomma l’inglese mi ha trovata, mi ha pure invitata a cena. Non gli pareva vero di aver conosciuto una bella polpettina di 40 anni che ne dimostra 20… Peccato io non possa dire lo stesso dei suoi 50 (forse 60?) anni. L’incontro con i suoi genitori non ci sarà e non solo perché loro ormai non ci sono più!

Oggi ripercorrerò la Via Crucis con un numero in testa: l’età massima del mio futuro english man…ma sento che sono sulla giusta strada!

Baci e bacilli

Sandro era un maniaco della pulizia ed un goloso di dolciumi. Conosceva a memoria tutte le specie di microbi e bacilli esistenti. Non aveva mai bevuto dal bicchiere di sua madre o preso per errore la forchetta del fratello. Aveva un amore smisurato per i suoi nonni e passava molto tempo con loro. Un giorno a casa della nonna, poiché faceva freddo, aveva indossato la vestaglia da camera del nonno. Frugando nella tasca, aveva trovato tre nocciole. Belle, pulite e tonde tonde. In un lampo, le aveva messe in bocca ed ingurgitate.

Giorni dopo, andato a far visita ai nonni, aveva trovato suo nonno di fronte al camino. Era un tenero vecchietto senza denti, che non aveva mai voluto mettere la dentiera. Quel giorno era tutto intento a mangiare dei cioccolatini. Metteva il bacio perugina in bocca e piano lo lasciava sciogliere. Infine, garbatamente, si portava una mano alle labbra e tirava fuori una nocciola, bella, pulita e tonda tonda. E la conservava con le altre, nella tasca della veste da camera. 

Sandro corse in bagno a rimettere. 

Emanuele

Emanuele era un superstite della prima guerra mondiale ed il mio bisnonno. Durante la battaglia sul Monte Grappa, fu colpito da una granata lanciata dall’esercito austro-ungarico. Perse così un pezzo di osso cranico. Sagacemente diceva che questo aveva dato più respiro alle sue idee. Ferito e rimasto solo, discese tutta la montagna premuto sul fondoschiena e fu ricoverato per tanti mesi. A guerra finita, gli venne assegnata una casa nel palazzo dei Mutilati della sua città. Generò dieci figli con nonna Agnese, stipati tutti allegramente sotto lo stesso tetto. Ogni angolo della casa di notte si trasformava in un posto letto per accomodare ognuno. Negli anni si aggiunsero anche i nipotini, il cui babbo era emigrato in America in cerca di fortuna. I racconti di questa vita familiare stregavano la mia attenzione di bambina. I pasti scanditi da menù diversi ma fissi per ogni giorno della settimana. La prima porzione sempre servita al capo famiglia, ma il pezzo migliore ai più piccoli. I chili di paranza comprati a buon mercato dal pescatore per sfamare tutti, che davano tanto daffare in cucina alle donne della famiglia. Quando a volte nonna storceva il naso all’ennesima frittura da preparare, Emanuele incline alla collera se contraddetto, apriva impetuoso la finestra della cucina e lanciava giù tutto l’involucro del pesce. Lì sotto si radunavano i gatti del cortile, abituati alla scena che si ripeteva a settimane alterne! L’appuntamento serale con i vicini, riuniti attorno all’unica radio del condominio per l’ascolto dei romanzi narrati. L’involucro giallo e rasposo per alimenti riciclato come carta da bagno.

Il cruccio più grande di nonno era quello di non avere la pancia grossa, sinonimo di abbondanza e benessere a quei tempi.

Pare che durante un diverbio con un vicino, questi gli urlasse dietro nella tromba delle scale:

-Lei è uno sciattone!

Nonno rispose:

-Ma grazie, ma grazie!

Non si è mai saputo se non conoscesse il significato della parola o avesse invece dismesso l’insulto con del sarcasmo. Io credo un po’ tutte e due le cose, perché agli orrori della guerra, e degli uomini, nonno aveva imparato a sopravvivere con un pizzico di pungente e consapevole ignoranza.

Kitty

Ester mi ha raccontato che suo fratello Isaia aveva una gatta. Una bella bestia dal pelo lucido e nero. La gatta si chiamava Kitty. Abitavano in campagna, tra distese di ulivi ed agrumi, dove la terra ha il colore della ruggine. Un giorno Kitty fu investita da una automobile. Isaia accorse in strada stravolto. Tra i singhiozzi, chiamò la nonna ed iniziò ad urlare concitato:”Kitty è morta, KittyÈmorta! Kittèmorta”. Ora voi provate ad immaginare cosa capì la povera donna, meridionale ed un po’ sordastra, stordita dalla calura estiva.

Sono passati trent’anni, ma Ester racconta ancora questa storia con le lacrime agli occhi.

Farsene un baffo 

Silvio aveva incontrato una ragazza speciale. Una donna completa, che gli faceva battere il cuore come un quindicenne. Aveva il corpo di Barbie, il cuore di Madre Teresa di Calcutta e capacità amatorie di Moana Pozzi. Senza considerare le bontà che sapeva preparare in cucina. Della lista di cose che Silvio desiderava in una donna, questa fata biffava tutte le caselle. Piccolo particolare non troppo gradito, una leggera peluria bionda sul labbro superiore, apprezzabile soprattutto in controluce. A nulla erano valsi i tentativi di Silvio di consigliare una ceretta. Testardamente, lei voleva essere accettata così come era. In realtà c’era anche una fitta rete di piccoli peli all’interno delle narici. Silvio aveva proposto un colpo di pinzetta. Ma lei rifiutava di depilarsi le nari come un uomo. Qualche tempo dopo, esasperata da questi commenti, che minavano la sua autostima, Barbie lo lasciò. Era dicembre e per Natale Silvio ricevette un cartoncino di auguri. Al suo interno due strisce depilatorie usate, disposte a mó di baffo. 

Perché le cose, quando fatte di propria sponte, sono più accettabili.