Mandorle e melagrane 

Quando arriva questa stagione, penso alla nonna che sbucciava le melagrane, raccogliendo i semi rossi in un boccaccio solo per me. Stessa cosa faceva con le mandorle. “Cazzate” ad una ad una pazientemente, con una pietra nell’orto di casa e private della pelle. E poi la puccia, una focaccia sfornata fresca per la merenda del pomeriggio, che nel suo vecchio tegame poroso per l’usura, aveva il sapore di cose antiche. Era l’unica che di nascosto mi faceva bere il caffè, veleno a me proibito in quanto troppo eccitante per una bambina già di suo molto eccitabile. Infatti quando sono andata via di casa a 16 anni, lontano dal controllo dei miei, ho fatto overdose di caffè, non alcolici. La caffeina mi fece palpitare il cuore all’impazzata per oltre 12 ore.

Nonno la adorava, con il pudore e la ritrosia delle persone di una volta e pendeva dalle sue labbra. In vecchiaia passava spesso i pomeriggi a letto e quando li andavo a trovare, mi stendevo affianco a lui. Una volta gli dissi: “Nonno, vuoi venire di la con noi in salotto?”. E lui: “Va a dimanni alla nonna, m’agghia anzà o m’agghia sta curcatu?” ( Va’ a domandare alla nonna, mi devo alzare o devo rimanere coricato?)

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52 risposte a "Mandorle e melagrane "

  1. Bel flash, episodi simpatici, preziosi non solo per te, ma per tutta la nostra cultura e tradizione, da conservare – e quel che conta resi, con una prosa semplice ma puntuale eproprio per questo apprezzabile.
    Letto di gusto, e assaporato. Insieme al… caffè – il primo – del mattino (Qualsiasi riferimento a persone o situazioni esistenti o reali non è puramente casuale).

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    1. Buongiorno caro Guido! I complimenti fatti da te sono sempre molto speciali visto che tu vero scrittore sei. Ho scaricato i tuoi Sigarets eCiungum, La Pendolare, Quando una amicizia…, che penna felice che hai maestro. Un abbraccio

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  2. Che meravigliosa nonna alfa: non era lei a portare i pantaloni ma me la immagino con un mattarello in mano a dirigere la casa! Ho conosciuto brevemente solo la mia nonna materna, che adoravo: mi dava il latte condensato e si inventava le favole; avrei voluto averli tutti con me.

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      1. Ahahahahah mi hai fatto ridere non tanto per il link quanto perchè sei andata a piazzarlo nella pagina più sperduta e meno visitata di tutto il mio blog! 😀

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      2. Beh, se non ti fossero piaciuti non era un problema! Del resto ero giovane ed erano solo disegnini fatti tra uno sbadiglio e l’altro durante lezioni noiose a scuola!
        Perchè non me li fai vedere? Sono sicuro che se li hai appesi male non devono essere!

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      3. Naaa…c’erano alcune materie che, l’ho capito poi, per colpa dei professori che le insegnavano male, non mi piacevano e tra queste Analisi matematica era al primo posto. Seguiva Statistica oltre a Religione che mi sbatteva sempre fuori! 😀

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  3. Una tenerezza che rivedo anche nei miei nonni… uomini forti ma che senza il consiglio della moglie non muovevano paglia… e lo sto rivedendo adesso con mio padre, ormai anziano… senza mia madre è perso. Amore e rispetto…

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      1. A volte le cose sono più romantiche nei ricordi, nei racconti. La realtà di coppia è una cosa tutta particolare, con onde alte e basse. Devi decisamente saper nuotare tutti gli stili possibili e specialmente il free style!

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  4. Che gente, e che donne. A tirar su figli senza luce, acqua corrente o il pediatra dal quale correre ogni tre per due.
    I mariti avrebbero potuto morire di fame, seduti a tavola impugnando coltello e forchetta, senza di loro ad accudirli.
    Credo di essere diventato mammo, di non pretendere nulla da mia moglie, proprio crescendo con dei nonni fantastici, antichi, ma che mi sono sempre sembrati alquanto sbilanciati.
    Erano contadini, di quelli veri, nonno a spingere l’aratro dietro le mucche, a falciare il grano a mano e vangare dalla mattina alla sera. Ma nonna… Nonna non riposava mai. Sei figli in mezzo al nulla, tirando l’acqua su dal pozzo, cucinando usando la stufa a legna e il pentolone appeso nel camino, cucendo e rammendando quando gli altri dormivano, al lume di candela.
    Ogni tanto, quando mi accascio sul divano dopo aver rassettato la cucina, o stirato quattro panni in croce sentendomi un eroe senza macchia e senza paura, penso a nonna e… Mi prende una tale botta di vergogna che devo andare a impastare e tirare una sfoglia di pasta fresca. Fettuccine fatte in casa gente, con le uova… Già, facile così, manco devo andare a toglierle da sotto il culo delle galline…
    Niente, rimango depresso lo stesso.

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