Venere

“Sotto l’albero di ulivo, l’ultimo a destra vicino al muretto a secco.”

Non ho mai capito cosa volessero dire queste parole. Avevo pensato a qualche indicazione per il contadino, magari per una potatura. O forse era per il muratore, una riparazione alla recinzione. Chissà, ma il foglietto di carta era azzurro e ripiegato con cura, una bella grafia e custodito dentro le pagine di un libro.

Avevo trovato questo e altri oggetti nella casa di campagna che avevo appena acquistato da una signora svedese. Una donna sull’ottantina, con i capelli bianchi lunghi e la pelle macchiata dal sole. Aveva vissuto in Africa, cambiato diversi mariti alla velocità delle gazzelle. Si diceva fosse brava a rubare i mariti delle altre, che non avevano voluto seguire i compagni nelle missioni civilizzatrici nel continente nero. Voce suadente e movimenti pacati che avranno dato sollievo a tante fronti sudate e desiderose di compagnia. In ultimo si era ritirata a vivere da sola sulle colline italiane, tra enormi distese di ulivi secolari e terra color ruggine.

Anni fa, una notte, queste terre si sono illuminate di torce enormi di fuoco. Avrebbe potuto essere uno spettacolo maestoso se a essere incendiati non fossero stati questi ulivi millenari. Lì vicino al muretto a secco sono però rimasti i resti di quell’ultimo albero di ulivo a destra.

Ho scavato tutto attorno alle radici ed ho trovato una scatola di latta arrugginita di pepparkakor svedesi. All’interno una bustina di plastica conteneva un foglio di carta azzurro.

“In questi anni di solitudine, senza nessun uomo al mio fianco, sto riassaporando un frutto preziosissimo dell’albero della vita. Si chiama libertà…e ha il sapore delle albicocche. E sento di essere arrivata senza nemmeno essere venuta.”

(Ndr.Il libro di cui sopra era una copia senza copertina de Il delta di Venere di Anais Nin)

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35 thoughts on “Venere

  1. Leggendo questo tua bellissima storia mi torna in mente l’uso della retorica inteso come criterio a cui viene sottoposta la semantica per indicare che ad una proposizione segua sempre una conclusione, cosi come hai fatto tu con questo scritto, non voglio addentrarmi nella filosofia perchè occorerebbe parlare del Relativismo Etico in cui l’Uomo è misura di tutte le cose, pensiero tanto caro a Protagora, ma anche di quello Gnoseologico che riferendosi al Nous, stabilisce che sia il Pensiero a promuovere la conoscenza attraverso il pensato.

    Da sempre l’Uomo ha avuto il bisogno di lasciare le “tracce” della propria esistenza, una sorta di testamento esistenziale che fosse tramandato nel tempo, filosofi, scienziati, artisti, poeti e quant’altri hanno lasciato i loro studi e le loro opere affinché fossero conosciute attraverso lo scorrere del tempo, cosi come ha fatto la signora svedese la cui vita fu una vera avventura vissuta mai da sola ma in compagnia di molti uomini, solo alla fine sentendo il bisogno di rendere partecipi molti altri, ha tramandato attraverso il suo apprezzamento per la solitudine usando quel foglio di carta azzurro, quella morale che le ha fatto scoprire il frutto più prezioso della vita, la Libertà.

    Scrivi davvero bene e visto che sei cosi brava, rileggerò attentamente tutti i tuoi scritti, sono sicuro ne valga veramente la pena..

    A presto.. 😉

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    1. Caro Nico a scrivere bene sei tu, che spieghi concisamente concetti di filosofia che vorrei conoscere meglio e che non avrei pensato la mia storia potesse far tornare in mente. Leggendo quello che scrivi, capisco meglio perché scrittori o artisti in genere siano diventati famosi: avranno avuto critici come te che con le loro analisi hanno saputo dare spessore e contenuto intellettuale ad opere che forse erano nate più da un guizzo di estro che da ragione ragionata. Come direbbe un mio amico:”non parlare difficile!”,quindi mi fermo qui e ti ringrazio per la fiducia che mi hai dato. Sappi che alcuni, tanti scritti del blog sono molto banali ed infantili, ma credo che anche le cose più sciocche una morale la abbiano lo stesso. Grazie !!

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      1. No no, non sono un filosofo ne un critico, quando lascio un commento lo faccio perché mi colpisce quello che leggo e cerco sempre di arrivare al concetto o al pensiero espresso da chi scrive, che poi sia uno scritto di fantasia o reale non ha nessuna importanza perché comunque mi ha incuriosito e questo è molto importante.

        Non pensare mai che io sia diverso dalla media, l’unica cosa che non mi piace fare è lasciare un commento tanto per fare presenza, piuttosto che essere qualunquista preferisco non commentare.
        Ora lo sai…
        Ciao cara, serena domenica 🙂

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  2. Che bella storia! E poi, la scatola di pepparkakor… che ricordi. L’elemento nordico che quasi stride con l’idea della terra color ruggine ed il verde degli olivi. Ci si porta sempre appresso un pezzetto di radice. Bello!!!!!!

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  3. Una volta da bambino sotterrai anche io il mio tesoro. Usai una scatola di latta e feci anche la mia mappa del tesoro! La mappa era bellissima e precisissima. Non so che fine abbia fatto. Probabilmente buttata dai miei. Comunque, se mai qualcuno la trovasse…beh, sopra il mio tesoro o al posto suo oggi ci troverebbe un centro commerciale! Ste cose un tempo non succedevano! 😂

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    1. Io il mio tesoro non l’ho seppellito mai, consisteva in una scatoletta dorata bellissima. All’interno una bacchetta magica componibile, bianca con anellini colorati e a far da corredo cuori e stelle luccicanti. Cadevo in visibilio quando la tenevo tra le mani. La scatola era in realtà un porta sigarette e la bacchetta una penna colorata…di magico c’era solo la mia fantasia!

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      1. Nel mondo dei bambini la fantasia è tutto! Io non ricordo cosa ci fosss a parte dei cristalli di qualche sale minerale trovato in qualche roccia che per me erano diamanti ovviamente! 😂 E chissà, magari lo erano davvero!

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